Tra i casi di abduction più famosi e discussi della storia dell'ufologia c'è quello di Linda Cortile, pseudonimo di Linda Napolitano, una donna di New York che alla fine degli anni Ottanta raccontò di essere stata prelevata dal suo appartamento da piccoli esseri grigi e trasportata a bordo di un disco volante sospeso sopra Manhattan. Un racconto simile a molti altri, se non fosse per un particolare clamoroso: secondo il ricercatore che lo documentò, la scena sarebbe stata vista da diversi testimoni, tra cui un'importante personalità internazionale.
Il caso è stato definito da alcuni "l'abduction del secolo" e da altri una delle vicende più problematiche dell'ufologia. Vediamo cosa è stato raccontato, quali prove sono state presentate e quali obiezioni sono state sollevate.
Budd Hopkins e il racconto di Linda
Budd Hopkins (1931-2011) era un pittore statunitense diventato uno dei più noti studiosi del fenomeno dei rapimenti alieni. Nei suoi libri, a partire da Missing Time (1981), raccolse centinaia di testimonianze, spesso ottenute tramite ipnosi regressiva, una tecnica oggi molto criticata perché può favorire la creazione di falsi ricordi.
Nel 1989 Linda contattò Hopkins dopo aver letto uno dei suoi libri. Raccontò che nelle prime ore del 30 novembre 1989 si era sentita paralizzata nel suo letto, al dodicesimo piano di un palazzo nel Lower East Side, vicino al ponte di Brooklyn. Sotto ipnosi descrisse tre piccole figure che la facevano fluttuare fuori dalla finestra chiusa, dentro un fascio di luce azzurra, fino a un oggetto luminoso sospeso sopra l'edificio.
I presunti testimoni
Il caso prese una piega inedita nel 1991, quando Hopkins ricevette una lettera firmata da due uomini, "Richard" e "Dan", che si presentarono come agenti di sicurezza. Dichiararono di aver assistito alla scena da un'auto ferma sotto il ponte mentre scortavano una personalità politica di primo piano, e di aver visto una donna in camicia da notte fluttuare nell'aria insieme a piccoli esseri.
Secondo Hopkins, la personalità in questione sarebbe stata l'allora Segretario generale delle Nazioni Unite, Javier Pérez de Cuéllar. A questi testimoni si aggiunse in seguito una donna che affermò di aver visto la scena dal ponte. Hopkins raccolse tutta la vicenda nel libro Witnessed: The True Story of the Brooklyn Bridge UFO Abductions, pubblicato nel 1996.
Il racconto successivo si complicò ulteriormente: Linda riferì di essere stata avvicinata e perfino sequestrata per alcune ore dai due presunti agenti, che sembravano ossessionati da lei. Un aspetto che, come vedremo, ha contribuito ad alimentare i dubbi.
Le critiche degli investigatori
Nel 1992 tre ricercatori, Joseph Stefula, Richard Butler e George Hansen, pubblicarono un'analisi critica del caso. Tra i punti sollevati:
- Nessun testimone indipendente verificabile. "Richard" e "Dan" non sono mai stati identificati né intervistati di persona da investigatori diversi da Hopkins; le loro comunicazioni arrivavano per lettera o tramite registrazioni.
- L'assenza di altri avvistamenti. Un disco luminoso sospeso sopra Manhattan, in una zona trafficata anche di notte, vicino a una tipografia di quotidiani e al ponte di Brooklyn, avrebbe dovuto essere visto da molte altre persone. Non risultano segnalazioni indipendenti.
- Le somiglianze con un romanzo. I critici notarono analogie con Nighteyes, un romanzo di fantascienza pubblicato nel 1989 in cui compaiono agenti governativi, un'abduction a New York e un rapimento sopra un corso d'acqua.
- Il ruolo dell'ipnosi. Buona parte dei dettagli emerse durante sedute di ipnosi regressiva, un metodo che la psicologia considera poco affidabile per recuperare ricordi autentici.
Per quanto noto, Pérez de Cuéllar non ha mai confermato pubblicamente di aver assistito all'episodio.
La difesa di Hopkins
Hopkins respinse le accuse, sostenendo che i testimoni avessero ottimi motivi per restare anonimi e che la coerenza tra le loro descrizioni e quella di Linda fosse difficile da spiegare con una semplice invenzione. Alcuni ufologi continuano a considerare il caso tra i più solidi mai documentati, proprio per la presenza di presunti osservatori esterni. Altri ritengono che la vicenda mostri i limiti di un'indagine condotta da un solo ricercatore, senza verifiche indipendenti.
Cosa ci insegna il caso Cortile
A oltre trent'anni di distanza, il caso di Linda Cortile resta irrisolto nel senso più stretto: non esistono prove materiali, fotografie o registrazioni che confermino l'evento, né prove definitive che dimostrino una messinscena. È però un esempio utile per capire come si valuta una testimonianza: chi ha raccolto i racconti, con quali metodi, se i testimoni sono identificabili, se esistono riscontri indipendenti.
Se vuoi approfondire il fenomeno, leggi la nostra guida su che cos'è un'abduction e l'articolo dedicato alla psicologia dell'avvistamento, che spiega come percezione e memoria possano ingannarci. Sulla figura dei piccoli esseri descritti da Linda trovi un approfondimento negli alieni grigi. Per la biografia del ricercatore statunitense è disponibile la voce Budd Hopkins su Wikipedia.




