Il 12 aprile 1961 un giovane pilota sovietico di 27 anni, Yuri Gagarin, divenne il primo essere umano a viaggiare nello spazio. A bordo della capsula Vostok 1 compì un'orbita completa attorno alla Terra in 108 minuti. Fu un momento storico, che cambiò per sempre il rapporto dell'umanità con il cosmo e segnò una tappa decisiva della corsa allo spazio tra Unione Sovietica e Stati Uniti.
Un'infanzia difficile
Yuri Alekseevič Gagarin nacque il 9 marzo 1934 a Klušino, un villaggio nella regione di Smolensk, in Russia. Il padre era falegname e la madre lavorava in una fattoria collettiva. Yuri era il terzo di quattro figli. Durante la Seconda guerra mondiale il villaggio fu occupato dalle truppe tedesche: la famiglia fu costretta a vivere in una capanna di terra, e due dei fratelli maggiori furono deportati in Germania, tornando solo alla fine del conflitto.
Dopo la guerra Gagarin frequentò una scuola professionale a Ljubercy, vicino a Mosca, dove imparò il mestiere di fonditore, continuando a studiare la sera. Proseguì poi gli studi in un istituto tecnico industriale a Saratov. Fu lì che si iscrisse a un aeroclub e fece il suo primo volo, scoprendo la passione della sua vita.
Pilota militare
Nel 1955 entrò nella scuola di aviazione militare di Orenburg, dove si diplomò due anni dopo. Fu assegnato a un reparto di caccia nel nord della Russia, vicino al confine con la Norvegia, dove pilotava i MiG-15 in condizioni climatiche spesso estreme. Nello stesso periodo sposò Valentina Gorjačeva, da cui ebbe due figlie.
La selezione dei cosmonauti
Nel 1959 l'Unione Sovietica avviò la selezione dei primi cosmonauti. Tra migliaia di piloti militari ne furono scelti venti, dopo test fisici e psicologici durissimi: prove in centrifuga, camere a bassa pressione, isolamento, lanci con il paracadute. I candidati dovevano essere giovani, in perfetta salute e di corporatura minuta, perché la capsula Vostok era molto stretta: Gagarin era alto circa un metro e cinquantasette.
Alla fine la scelta si restrinse a due nomi: Gagarin e Gherman Titov. A far pendere la bilancia verso Gagarin contribuirono, secondo le ricostruzioni, la sua calma, la sua simpatia e anche le sue origini umili, che lo rendevano un simbolo ideale per la propaganda sovietica. Titov sarebbe diventato il secondo sovietico in orbita pochi mesi dopo.
Il volo della Vostok 1
La mattina del 12 aprile 1961, dal cosmodromo di Bajkonur, nell'attuale Kazakistan, il razzo partì alle 9:07 ora di Mosca. Al momento del decollo Gagarin pronunciò una parola diventata leggendaria: "Pojechali!", "Andiamo!". La capsula raggiunse un'orbita con un'altezza massima di circa 300 chilometri.
Il volo era quasi completamente automatico: i progettisti non sapevano come il corpo e la mente umana avrebbero reagito all'assenza di peso, e i comandi manuali erano bloccati da un codice che il cosmonauta avrebbe potuto usare solo in caso di emergenza. Gagarin osservò la Terra dall'oblò, descrisse i colori dell'atmosfera, mangiò e bevve per verificare che fosse possibile farlo in assenza di gravità.
Il rientro fu la fase più delicata. Un modulo non si separò correttamente dalla capsula e la Vostok cominciò a ruotare violentemente prima che i collegamenti si bruciassero nell'atmosfera. Come previsto dal progetto, a circa 7 chilometri di altezza Gagarin si eiettò e atterrò con il proprio paracadute, separato dalla capsula, nella regione di Saratov. Per anni le autorità sovietiche tennero nascosto questo dettaglio, perché le regole internazionali per i record aeronautici richiedevano che il pilota atterrasse all'interno del velivolo.
L'eroe del mondo
Dopo il volo Gagarin divenne una celebrità mondiale. Viaggiò in decine di paesi, compresa l'Italia, accolto da folle entusiaste. Il suo sorriso divenne il simbolo di una nuova era. Per l'Unione Sovietica era una vittoria di prestigio enorme: poche settimane dopo il presidente statunitense John F. Kennedy annunciò l'obiettivo di portare un uomo sulla Luna entro la fine del decennio.
Considerato troppo prezioso per essere messo a rischio, Gagarin non tornò più nello spazio. Morì il 27 marzo 1968, a soli 34 anni, in un incidente aereo durante un volo di addestramento su un MiG-15 insieme all'istruttore Vladimir Serëgin. Le cause dell'incidente sono state a lungo discusse; secondo le ricostruzioni più accreditate, il velivolo entrò in una manovra brusca, forse per evitare un altro aereo o una nuvola, e non ebbe il tempo di riprendersi.
L'eredità
Ogni 12 aprile si celebra la Giornata internazionale del volo spaziale umano, istituita dalle Nazioni Unite nel 2011. Da quel primo volo di 108 minuti sono passati più di sessant'anni: oggi gli astronauti vivono per mesi sulla Stazione spaziale internazionale e si progettano missioni verso la Luna e Marte, come raccontiamo nell'articolo su Nüwa City. Tra gli episodi più curiosi della corsa allo spazio c'è anche il piano statunitense per far esplodere una bomba sulla Luna. Per una biografia completa si può consultare la voce Jurij Gagarin su Wikipedia.




