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In Islanda una spettacolare Aurora a forma di drago illumina il cielo

In Islanda una spettacolare Aurora a forma di drago illumina il cielo

Nel febbraio del 2019 una fotografia scattata in Islanda fece il giro del mondo: un'aurora boreale verde che, stagliata sopra le montagne, disegnava la sagoma di un drago con le ali spiegate e la testa rivolta verso il basso. L'immagine, realizzata da due fotografi cinesi, fu scelta dalla NASA come "immagine astronomica del giorno". Ma come nascono le aurore, e perché assumono forme così sorprendenti?

Particelle dal Sole

Tutto comincia a 150 milioni di chilometri di distanza. Il Sole emette continuamente un flusso di particelle cariche, soprattutto elettroni e protoni, chiamato vento solare. Quando queste particelle raggiungono la Terra incontrano il campo magnetico del pianeta, che le devia come uno scudo. Una parte però viene incanalata lungo le linee del campo verso le regioni polari, dove precipita nell'alta atmosfera.

Lì le particelle urtano gli atomi di ossigeno e le molecole di azoto, cedendo loro energia. Gli atomi eccitati tornano poi al loro stato normale emettendo luce. È lo stesso principio delle insegne al neon, su scala planetaria. Il campo magnetico terrestre, del resto, non è una barriera rigida: come racconta l'articolo sul campo magnetico che vibra come un tamburo, reagisce agli urti del vento solare oscillando e deformandosi.

I colori delle aurore

Il colore di un'aurora dipende da quale gas viene eccitato e a quale altitudine:

  • Verde: è il colore più comune, prodotto dall'ossigeno tra circa 100 e 250 chilometri di quota.
  • Rosso: sempre ossigeno, ma più in alto, oltre i 250 chilometri, dove l'aria è rarefatta. Le aurore rosse sono più rare e compaiono soprattutto durante le tempeste magnetiche intense.
  • Blu e viola: sono dovuti all'azoto e si vedono spesso sul bordo inferiore delle cortine luminose.

Le combinazioni di questi colori, insieme al movimento continuo delle particelle, creano i drappeggi, gli archi e le spirali che danzano nel cielo polare.

Perché vediamo un drago

Le forme delle aurore seguono le linee del campo magnetico e le variazioni del flusso di particelle. Si formano archi calmi, cortine che ondeggiano come tende al vento, raggi verticali, corone che sembrano esplodere sopra la testa dell'osservatore. Sono forme in continuo mutamento, che durano secondi o minuti.

Il drago islandese è un esempio di pareidolia: la tendenza del nostro cervello a riconoscere figure familiari, come volti e animali, in forme casuali. È lo stesso meccanismo che ci fa vedere animali nelle nuvole o un volto sulla Luna, e che spiega anche molti presunti avvistamenti UFO, come racconta l'articolo sulla psicologia dell'avvistamento. Le culture del Nord hanno visto nelle aurore volpi di fuoco, spiriti dei morti, riflessi degli scudi delle valchirie.

Le leggende del Nord

In Finlandia l'aurora si chiama revontulet, "fuochi della volpe": una leggenda racconta di una volpe artica che, correndo sulle colline innevate, sollevava con la coda scintille che si accendevano nel cielo. Presso alcuni popoli sami si riteneva pericoloso fischiare o salutare l'aurora, per non attirare l'attenzione degli spiriti. Per molti popoli inuit le luci erano gli spiriti dei defunti che giocavano a palla.

Nel Medioevo europeo, quando raramente le aurore arrivavano fino alle latitudini meridionali, venivano spesso interpretate come presagi di guerre e catastrofi, e il loro colore rosso veniva associato al sangue.

Dove e quando vederle

Le aurore si formano in un anello attorno ai poli magnetici, chiamato ovale aurorale. I luoghi migliori per vederle sono quindi quelli a latitudini elevate: Islanda, Norvegia settentrionale, Lapponia svedese e finlandese, Alaska, Canada settentrionale. Nell'emisfero sud si osserva l'aurora australe dalla Tasmania, dalla Nuova Zelanda meridionale e naturalmente dall'Antartide.

In Islanda la stagione va da settembre ad aprile, quando le notti sono abbastanza lunghe e buie. Servono cielo sereno, lontananza dalle luci delle città e un po' di pazienza. Gli appassionati consultano le previsioni dell'attività geomagnetica, espressa con l'indice Kp, che va da 0 a 9: più è alto, più le aurore sono intense e si spingono verso sud.

Aurore in Italia

Durante le tempeste geomagnetiche più forti l'ovale aurorale si allarga e le aurore diventano visibili molto più a sud. È successo tra il 10 e l'11 maggio 2024, quando una delle tempeste più intense degli ultimi vent'anni ha reso visibili aurore rosse e rosate in gran parte d'Europa, Italia compresa, dalle Alpi fino al Sud. Molti se ne sono accorti solo guardando le foto scattate con lo smartphone, che grazie ai lunghi tempi di esposizione catturano colori più vivi di quelli percepiti a occhio nudo.

Il record storico resta quello dell'evento di Carrington del 1859, quando le aurore furono viste fino ai Caraibi. Episodi come questo sono legati ai brillamenti e alle espulsioni di massa del Sole.

Aurore su altri pianeti

La Terra non è l'unico pianeta con le aurore. Giove e Saturno, con i loro campi magnetici potentissimi, hanno aurore permanenti ai poli, visibili soprattutto nell'ultravioletto e osservate dal telescopio Hubble. Anche Marte, pur senza un campo magnetico globale, mostra aurore diffuse, fotografate dalla sonda Hope degli Emirati Arabi Uniti.

Le aurore non sono le uniche luci misteriose dell'alta atmosfera: sopra i temporali si accendono anche sprite, jet blu ed elfi, lampi che salgono verso la ionosfera.

Per approfondire si può consultare la voce Aurora polare su Wikipedia. Altri fenomeni del cielo si trovano nella sezione Astronomia.

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