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Gli alieni di Darwin

Gli alieni di Darwin

Nei film gli alieni hanno spesso due braccia, due gambe, una testa con due occhi. Una scelta comoda per i costumisti, ma la vera domanda è un'altra: se la vita esiste su altri pianeti, che aspetto avrebbe davvero? Alcuni biologi evoluzionisti ritengono di poter dare una risposta, almeno in parte, partendo da un principio che conosciamo bene: la selezione naturale descritta da Charles Darwin.

L'evoluzione è universale?

Nel 2017 un gruppo di ricercatori dell'Università di Oxford guidato da Sam Levin pubblicò sull'International Journal of Astrobiology uno studio dal titolo evocativo, che proponeva di usare la teoria dell'evoluzione per fare previsioni sugli alieni. Il ragionamento è questo: qualunque forma di vita, ovunque nell'universo, per diventare complessa deve riprodursi, trasmettere informazioni ai discendenti e variare. Se queste tre condizioni ci sono, la selezione naturale entra in gioco: gli organismi meglio adattati lasciano più discendenti.

Secondo gli autori, l'evoluzione per selezione naturale è l'unico meccanismo noto capace di produrre organismi complessi e adattati al loro ambiente. Quindi, se esistono alieni complessi, saranno con ogni probabilità "darwiniani", anche se la loro chimica fosse completamente diversa dalla nostra.

Le grandi transizioni

Lo studio si concentrava su un aspetto particolare: le cosiddette grandi transizioni evolutive. Nella storia della vita terrestre, più volte entità indipendenti si sono unite per formarne una più complessa: molecole replicanti che si sono raccolte in cellule, cellule semplici che si sono fuse dando origine alle cellule con nucleo, cellule che si sono organizzate in organismi pluricellulari, individui che hanno formato società come quelle delle formiche.

Perché queste unioni funzionino, bisogna che i conflitti tra le parti siano tenuti sotto controllo: le singole cellule di un corpo, per esempio, "rinunciano" a riprodursi per conto proprio a favore dell'organismo. Levin e colleghi sostenevano che anche gli alieni complessi dovrebbero essere il risultato di transizioni simili: una gerarchia di entità cooperanti, con meccanismi che impediscono alle parti di prendere il sopravvento.

Convergenza: soluzioni simili a problemi simili

Un altro argomento a favore di alieni non del tutto irriconoscibili è la convergenza evolutiva. Sulla Terra organismi lontanissimi hanno sviluppato indipendentemente soluzioni molto simili agli stessi problemi. L'occhio si è evoluto molte volte in gruppi diversi: quello del polpo e quello dei vertebrati si somigliano in modo sorprendente pur avendo origini separate. Il volo è comparso negli insetti, negli pterosauri, negli uccelli e nei pipistrelli. La forma affusolata di squali, delfini e degli estinti ittiosauri risponde alle stesse leggi dell'idrodinamica.

Le leggi della fisica sono le stesse in tutto l'universo. Su un pianeta con luce, acqua e gravità, un organismo che deve muoversi, vedere e nutrirsi potrebbe arrivare a soluzioni che, almeno nella funzione, ci sarebbero familiari. Il paleontologo Simon Conway Morris ha costruito su questa idea gran parte del suo lavoro, sostenendo che l'evoluzione è molto meno casuale di quanto sembri.

Ma potrebbero essere molto diversi

Altri biologi sono più cauti. L'evoluzione dipende anche dal caso: estinzioni di massa, cambiamenti climatici, impatti di asteroidi. Il paleontologo Stephen Jay Gould amava dire che se si potesse "riavvolgere il nastro della vita" e farlo ripartire, il risultato sarebbe completamente diverso, e forse non comparirebbero esseri intelligenti.

Anche l'ambiente conta. Su un pianeta con una gravità più forte gli organismi terrestri sarebbero probabilmente più bassi e robusti. Su un mondo attorno a una nana rossa, con luce più rossa e fioca, le piante potrebbero essere scure, quasi nere, per catturare più energia. In un oceano sotto il ghiaccio, come quello di Europa o di Encelado, la vista potrebbe essere inutile e sostituita da altri sensi.

Gli alieni dell'immaginario

Il confronto tra biologia e immaginario è interessante. Gli alieni più famosi della cultura popolare, come gli alieni grigi con la testa grande e gli occhi neri, sono molto umanoidi: riflettono più le nostre paure e aspettative che le previsioni della biologia. Lo stesso vale per i racconti di rapimenti alieni, in cui gli esseri descritti cambiano aspetto seguendo le mode del cinema e della televisione.

Gli scienziati tendono invece a pensare che, se mai troveremo vita altrove, sarà più probabilmente semplice: microrganismi, forse simili ai batteri. La vita pluricellulare sulla Terra è comparsa solo dopo circa tre miliardi di anni di vita esclusivamente unicellulare.

Come la cerchiamo

Oggi la ricerca procede su più fronti: le sonde che esplorano Marte e le lune ghiacciate di Giove e Saturno, i telescopi che analizzano le atmosfere degli esopianeti alla ricerca di gas prodotti da organismi viventi, e i radiotelescopi del progetto SETI, che ascoltano il cielo in cerca di segnali artificiali. I calcoli statistici sulla vita nella Via Lattea danno risultati molto diversi a seconda delle ipotesi di partenza.

Alcuni ricercatori sostengono persino che esistano pianeti superabitabili, più adatti alla vita della Terra stessa.

Per una panoramica sulla scienza che studia la vita nell'universo si può leggere la voce Astrobiologia su Wikipedia. Altri articoli su alieni e misteri si trovano nella sezione UFO, alieni e misteri.

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