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La sonda Osiris Rex toccherà l'asteroide Bennu

La sonda Osiris Rex toccherà l'asteroide Bennu

Il 20 ottobre 2020, a oltre 300 milioni di chilometri dalla Terra, una sonda della NASA allungò il suo braccio robotico, toccò per pochi secondi la superficie di un asteroide e si allontanò portando con sé un pugno di polvere e sassolini. Tre anni dopo quel campione è arrivato sulla Terra. La missione si chiama OSIRIS-REx, l'asteroide Bennu, e quello che contiene sta aiutando a capire come sono arrivati sulla Terra gli ingredienti della vita.

Perché proprio Bennu

Bennu è un asteroide largo circa 490 metri, poco più dell'altezza dell'Empire State Building. È un asteroide di tipo carbonioso, ricco di composti organici e minerali che contengono acqua, rimasti quasi invariati dall'epoca della formazione del Sistema solare, oltre 4,5 miliardi di anni fa. È una specie di capsula del tempo.

Bennu è anche uno degli asteroidi potenzialmente pericolosi più studiati: la sua orbita lo porta periodicamente vicino alla Terra, e secondo le stime più recenti ha una probabilità di circa una su 2.700 di colpirci nel settembre del 2182. È un rischio molto basso, ma conoscere bene la sua composizione e il suo comportamento è utile anche per la difesa planetaria, il tema dell'articolo sulla simulazione di impatto di un asteroide.

Il viaggio e le sorprese

OSIRIS-REx fu lanciata nel settembre 2016 e raggiunse Bennu alla fine del 2018. Gli scienziati si aspettavano una superficie coperta di sabbia fine, adatta alla raccolta dei campioni. Trovarono invece un terreno disseminato di massi, alcuni grandi come palazzi, con pochissime zone pianeggianti. Scegliere un punto sicuro dove toccare richiese quasi due anni di mappature.

La sonda osservò anche un fenomeno inatteso: Bennu espelle nello spazio piccole particelle, come se "sputasse" sassolini, probabilmente a causa delle fratture prodotte dalla forte escursione termica tra giorno e notte e degli impatti di micrometeoriti.

Il tocco

La manovra di raccolta, chiamata TAG (Touch-And-Go), fu eseguita in un cratere battezzato Nightingale. Il braccio della sonda toccò la superficie e sparò un getto di azoto per sollevare il materiale e spingerlo nella testa di raccolta. La superficie si rivelò sorprendentemente soffice: il braccio affondò quasi mezzo metro, come in una piscina di palline, senza incontrare resistenza. Se la sonda non avesse riacceso i motori, sarebbe sprofondata.

Il campione raccolto era così abbondante che alcuni sassolini impedivano la chiusura della testa di raccolta, e un po' di materiale si disperse nello spazio. Gli ingegneri anticiparono le operazioni per sigillare il contenitore nella capsula di rientro.

Il ritorno

Il 24 settembre 2023 la capsula con i campioni si staccò dalla sonda, attraversò l'atmosfera e atterrò con il paracadute nel deserto dello Utah. Fu il più grande campione di asteroide mai riportato sulla Terra: 121,6 grammi, contro i pochi grammi delle missioni giapponesi Hayabusa e Hayabusa2. Aprire il contenitore fu complicato: due dei fermi non si svitavano, e servirono nuovi attrezzi appositamente progettati.

Cosa c'è nei campioni

Le prime analisi, pubblicate a partire dal 2024, hanno confermato che Bennu è ricchissimo di carbonio e di minerali argillosi formati dall'interazione con l'acqua. Nel 2025 due studi pubblicati su Nature e Nature Astronomy hanno descritto la presenza di 14 dei 20 amminoacidi usati dalla vita sulla Terra per costruire le proteine, di tutte e cinque le basi azotate che compongono il DNA e l'RNA, e di grandi quantità di ammoniaca.

I ricercatori hanno trovato anche sali e minerali che si formano quando l'acqua salata evapora, come quelli dei laghi salati terrestri: segno che il corpo da cui Bennu proviene aveva al suo interno acqua liquida salmastra. Nessuna traccia di vita, ma molti dei suoi ingredienti. Il risultato rafforza l'idea che asteroidi e comete abbiano portato sulla giovane Terra acqua e molecole organiche, contribuendo alle condizioni per la nascita della vita.

Come si maneggiano i campioni

Per non contaminare il materiale di Bennu con molecole terrestri, i campioni sono conservati al Johnson Space Center di Houston in camere sigillate riempite di azoto puro, e vengono manipolati solo attraverso guanti fissati alle pareti. Una parte del materiale è stata distribuita a centinaia di ricercatori in tutto il mondo, compresi gruppi italiani, ma circa il 70% viene conservato intatto per le generazioni future, che potranno analizzarlo con strumenti oggi inesistenti. È la stessa scelta fatta con i campioni lunari delle missioni Apollo, alcuni dei quali sono stati aperti per la prima volta solo cinquant'anni dopo.

La missione continua

Dopo aver consegnato i campioni, la sonda non si è fermata. Rinominata OSIRIS-APEX, è stata indirizzata verso un altro asteroide, Apophis, largo circa 340 metri, che il 13 aprile 2029 passerà a meno di 32.000 chilometri dalla Terra, più vicino di molti satelliti geostazionari. La sonda lo studierà subito dopo il passaggio, per vedere come la gravità terrestre lo avrà modificato.

Altri asteroidi sono fatti quasi solo di metallo, e forse un tempo avevano vulcani di ferro: è l'ipotesi raccontata nell'articolo sui vulcani di ferro e la missione Psyche.

Anche il Giappone ha riportato campioni di un asteroide carbonioso, Ryugu, con la missione Hayabusa2, e la Cina ha lanciato nel 2025 la missione Tianwen-2 verso un quasi-satellite della Terra, come raccontato nell'articolo sulle mini-lune. Per approfondire si può consultare la voce OSIRIS-REx su Wikipedia in inglese. Altri articoli si trovano nella sezione Astronomia.

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