Nell'aprile del 2019, durante una conferenza internazionale sulla difesa planetaria a Washington, scienziati, ingegneri e responsabili della protezione civile di diversi Paesi affrontarono uno scenario da film: un asteroide appena scoperto aveva una probabilità su cento di colpire la Terra entro otto anni. Per una settimana i partecipanti discussero come deviarlo, come informare il pubblico, come evacuare le zone a rischio. Alla fine della simulazione l'asteroide immaginario, chiamato 2019 PDC, colpì New York. Nessuno si fece male, perché era un esercizio. Ma la lezione fu presa molto sul serio.
Come funzionava l'esercitazione
Le esercitazioni di difesa planetaria si tengono periodicamente, di solito in occasione della Planetary Defense Conference. Gli organizzatori, tra cui il Center for Near Earth Object Studies della NASA, costruiscono uno scenario realistico con un asteroide inventato, e ogni giorno forniscono nuove informazioni: osservazioni più precise, cambiamenti nella probabilità di impatto, stime delle dimensioni.
Nello scenario del 2019 l'asteroide aveva un diametro stimato tra 100 e 300 metri. Le agenzie spaziali "lanciarono" diverse sonde per colpirlo e deviarlo. Una missione riuscì a spostare il corpo principale, ma un frammento di circa 60 metri, staccatosi durante l'impatto, restò in rotta di collisione. L'ultimo giorno dell'esercitazione si concluse con l'esplosione del frammento sopra Manhattan, con una potenza paragonabile a centinaia di bombe atomiche. Lo scopo non era spaventare, ma capire dove un piano reale avrebbe potuto fallire.
Il rischio reale
Gli asteroidi che colpiscono la Terra non sono fantascienza. Ogni giorno cadono sul nostro pianeta tonnellate di polvere e piccoli frammenti, la maggior parte dei quali brucia nell'atmosfera. Gli oggetti più grandi sono rari, ma esistono. Il 15 febbraio 2013 un asteroide di circa 20 metri esplose sopra la città russa di Čeljabinsk: l'onda d'urto frantumò i vetri di migliaia di edifici e ferì circa 1.500 persone, soprattutto per le schegge. Nessuno lo aveva visto arrivare, perché proveniva dalla direzione del Sole.
Nel 1908 un oggetto più grande, forse di 50-60 metri, esplose sopra la Siberia, nella regione di Tunguska, abbattendo circa 80 milioni di alberi su un'area di oltre 2.000 chilometri quadrati. E 66 milioni di anni fa un asteroide di circa 10 chilometri pose fine all'era dei dinosauri. Gli impatti hanno segnato la storia del Sistema solare, come sapeva bene il geologo Eugene Shoemaker, che dimostrò l'origine da impatto dei crateri terrestri.
Trovarli prima che ci trovino
La prima linea di difesa è la sorveglianza. Da decenni diversi telescopi dedicati scandagliano il cielo alla ricerca dei cosiddetti NEO, Near Earth Objects, gli oggetti che si avvicinano all'orbita terrestre. Oggi se ne conoscono decine di migliaia. Secondo le stime, sono stati scoperti quasi tutti gli asteroidi più grandi di un chilometro, quelli capaci di provocare una catastrofe globale, e nessuno di loro è in rotta di collisione nei prossimi secoli.
Il problema sono gli oggetti di dimensioni intermedie, tra 50 e alcune centinaia di metri: abbastanza grandi da distruggere una città o una regione, ma difficili da vedere. Ne conosciamo solo una parte. La NASA sta preparando un telescopio spaziale a infrarossi, NEO Surveyor, progettato apposta per trovarli, e l'Osservatorio Vera Rubin in Cile, entrato in funzione negli ultimi anni, ne sta scoprendo moltissimi.
La missione DART
La seconda linea di difesa è la capacità di deviare un asteroide. Il 26 settembre 2022 la sonda DART della NASA si è schiantata a oltre 6 chilometri al secondo contro Dimorphos, una piccola luna di circa 160 metri che orbita attorno a un asteroide più grande, Didymos. Nessuno dei due rappresentava un pericolo: l'obiettivo era verificare se un impatto potesse cambiare l'orbita di un corpo celeste.
Il risultato ha superato le attese. Il periodo orbitale di Dimorphos attorno a Didymos si è accorciato di circa 33 minuti. Parte del merito è andato ai detriti espulsi dall'impatto, che hanno dato una spinta aggiuntiva, come il rinculo di un'arma. Le immagini dell'impatto sono state riprese anche da LICIACube, un piccolo satellite realizzato dall'Agenzia spaziale italiana che viaggiava insieme a DART. L'ESA ha poi lanciato nel 2024 la missione Hera, che studierà da vicino le conseguenze dell'impatto.
Il caso 2024 YR4
All'inizio del 2025 la difesa planetaria è passata per qualche settimana dalla teoria alla realtà. L'asteroide 2024 YR4, di circa 50-60 metri, scoperto alla fine del 2024, mostrò per un breve periodo una probabilità di impatto con la Terra nel 2032 superiore al 3%, la più alta mai registrata per un oggetto di quelle dimensioni. Le osservazioni successive, compresa quella del telescopio spaziale James Webb, hanno affinato l'orbita e fatto scendere la probabilità praticamente a zero. È stato un test reale per le procedure di allerta internazionali.
Perché le esercitazioni contano
La lezione dell'esercitazione del 2019 è che, per deviare un asteroide, servono anni di preavviso: bisogna scoprirlo presto, costruire e lanciare una missione, e colpirlo quando è ancora lontano, perché una piccola spinta produce un grande spostamento solo se ha tempo di accumularsi. Se il preavviso è breve, resta solo la possibilità di evacuare la zona di impatto. Sapere cosa fare, chi deve decidere e come comunicarlo al pubblico può fare la differenza.
Studiare da vicino gli asteroidi aiuta anche a prepararsi: la sonda OSIRIS-REx ha riportato sulla Terra i campioni di Bennu, uno degli asteroidi potenzialmente pericolosi più studiati.
La tentazione di usare armi nucleari nello spazio, presente fin dalla Guerra fredda come ricorda il progetto di bombardare la Luna, resta un'opzione estrema discussa solo per i casi più gravi. Per approfondire la missione si può consultare la voce Double Asteroid Redirection Test su Wikipedia in inglese. Altri articoli si trovano nella sezione Astronomia.




