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L'enigmatico Cifrario Beale

L'enigmatico Cifrario Beale

Da quasi 150 anni cacciatori di tesori, crittografi e appassionati di enigmi cercano di risolvere uno dei misteri più famosi d'America: il cifrario di Beale. Tre fogli pieni di numeri che, secondo la leggenda, indicano dove è sepolto un tesoro di oro, argento e gioielli nella contea di Bedford, in Virginia. Uno solo dei tre è stato decifrato. Gli altri due resistono a ogni tentativo.

La storia raccontata dall'opuscolo

Tutto quello che sappiamo viene da un opuscolo pubblicato nel 1885 a Lynchburg, in Virginia, intitolato The Beale Papers. L'autore è anonimo; l'opuscolo fu pubblicato da un certo James B. Ward, che ne curò la diffusione.

Secondo il racconto, nel 1820 un uomo di nome Thomas J. Beale arrivò in una locanda di Lynchburg e affidò al proprietario, Robert Morriss, una scatola chiusa a chiave, chiedendogli di conservarla. Beale spiegò che faceva parte di un gruppo di trenta avventurieri che, durante una spedizione nel West, avevano scoperto una miniera d'oro e d'argento a nord di Santa Fe. Il gruppo aveva trasportato il tesoro in Virginia e lo aveva nascosto in un luogo segreto. Se Beale non fosse tornato entro dieci anni, Morriss avrebbe dovuto aprire la scatola, dove avrebbe trovato le istruzioni per recuperare il tesoro e dividerlo tra gli eredi del gruppo.

Beale non tornò mai. Morriss aprì la scatola nel 1845 e trovò tre fogli cifrati e una lettera. La chiave per decifrarli, secondo la lettera, sarebbe arrivata da un amico di Beale, ma non arrivò mai. Morriss passò anni a cercare di risolvere l'enigma e, prima di morire, affidò i documenti a un amico: l'autore anonimo dell'opuscolo.

I tre cifrari

I tre messaggi sono sequenze di numeri. Secondo l'opuscolo:

  • il primo indicherebbe il luogo esatto del nascondiglio;
  • il secondo descriverebbe il contenuto del tesoro;
  • il terzo elencherebbe i nomi dei membri del gruppo e dei loro parenti.

L'autore racconta di essere riuscito a decifrare il secondo foglio. Si trattava di un cifrario a libro: ogni numero corrisponde a una parola di un testo di riferimento, e la lettera da usare è l'iniziale di quella parola. Il testo chiave era la Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti. Il numero 115, per esempio, indicava la centoquindicesima parola della Dichiarazione.

Cosa dice il messaggio decifrato

Il secondo cifrario, una volta decifrato, descrive un deposito sepolto a circa quattro miglia da Buford's, una località della contea di Bedford, in una cavità rivestita di pietra. Il tesoro sarebbe composto da circa 1.300 chili di oro, oltre 2.300 chili di argento e gioielli acquistati a St. Louis per risparmiare sul trasporto. Il valore attuale sarebbe di decine di milioni di dollari.

Il primo e il terzo cifrario, però, non danno alcun risultato se decifrati con la Dichiarazione d'indipendenza, né con nessun altro testo provato finora. Nell'opuscolo l'autore racconta di aver rinunciato dopo anni di tentativi, e di aver deciso di pubblicare tutto perché altri potessero proseguire.

Generazioni di cacciatori di tesori

Da allora migliaia di persone hanno cercato la soluzione. Crittografi dilettanti e professionisti hanno provato come chiave la Costituzione americana, la Bibbia, opere di Shakespeare e centinaia di altri testi. Negli anni Settanta e Ottanta si formò perfino un'associazione dedicata allo studio del cifrario. Altri hanno scavato nella contea di Bedford, spesso senza permesso, sui terreni privati e nei pressi di un cimitero, finendo anche arrestati.

Il cifrario ha attirato anche l'attenzione dei servizi di crittografia. Alcuni analisti che lavoravano per la National Security Agency statunitense lo studiarono nel tempo libero, senza risultati definitivi.

Un'elaborata beffa?

Molti esperti ritengono che il cifrario di Beale sia un falso. Gli indizi sono diversi:

  • Non esistono documenti storici che provino l'esistenza di Thomas J. Beale, del suo gruppo o della spedizione, e non ci sono registri della locanda di Morriss che lo menzionino.
  • Nel 1980 il crittografo James Gillogly scoprì che, decifrando il primo foglio con la Dichiarazione d'indipendenza, compaiono lunghe sequenze di lettere in ordine alfabetico, come "abfdefghiijklmmnohpp". È molto improbabile che sia un caso, e fa pensare che l'autore abbia costruito il testo scegliendo i numeri in modo non casuale, forse per scherzo o per dare l'impressione di un messaggio.
  • Alcune analisi linguistiche del testo dell'opuscolo e delle lettere di Beale hanno trovato parole e stili che sembrano più tardi degli anni Venti dell'Ottocento, e somiglianze con lo stile dell'autore dell'opuscolo.

Secondo questa lettura, l'opuscolo sarebbe stato un modo per guadagnare vendendo copie, sfruttando il fascino dei tesori sepolti. Ma nessuno ha mai dimostrato definitivamente la beffa, e questo lascia aperta una porta ai sostenitori della sua autenticità.

Il fascino dei codici impossibili

Il cifrario di Beale fa parte di una famiglia di enigmi che non smettono di affascinare, come il manoscritto Voynich, scritto in un alfabeto sconosciuto, o le profezie attribuite a Giovanni di Gerusalemme. Tutti hanno in comune un elemento: la promessa di un segreto nascosto a portata di mano, che basterebbe trovare la chiave giusta per svelare.

Per la ricostruzione completa della vicenda e il testo dei cifrari si può leggere la voce Beale ciphers su Wikipedia in inglese. Altri misteri si trovano nella sezione UFO, alieni e misteri.

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