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Tapputi Belatekallim il primo chimico della storia

Tapputi Belatekallim il primo chimico della storia

Quando si pensa alle origini della chimica vengono in mente gli alchimisti medievali o gli scienziati del Settecento come Lavoisier. Ma il primo nome di una persona che faceva chimica, registrato in un documento scritto, appartiene a una donna vissuta oltre tremila anni fa in Mesopotamia. Si chiamava Tapputi ed era una profumiera.

Una tavoletta di argilla

Tutto ciò che sappiamo di Tapputi viene da una tavoletta cuneiforme babilonese datata intorno al 1200 a.C., in epoca medio-assira. Il testo contiene la ricetta per la preparazione di un unguento profumato destinato al re e cita la donna che la eseguiva: Tapputi-Belatekallim.

La seconda parte del nome non è un cognome. Belatekallim è un titolo che significa grosso modo "sovrintendente del palazzo" o "signora del palazzo". Indica che Tapputi aveva un ruolo di responsabilità nell'amministrazione reale. La tavoletta menziona anche un'altra donna, di cui ci è arrivata solo la parte finale del nome, -ninu, che lavorava con lei: segno che la profumeria era un mestiere in cui le donne avevano un posto riconosciuto.

Il profumo nell'antica Mesopotamia

Nel mondo antico i profumi non erano un semplice lusso. Servivano nei riti religiosi, per onorare gli dèi con fumi e unguenti, nella medicina, perché molte sostanze aromatiche avevano proprietà curative o erano ritenute tali, e nella vita di corte, come segno di potere e raffinatezza. Chi sapeva preparare profumi possedeva conoscenze preziose sulle piante, sulle resine e sulle loro trasformazioni.

La Mesopotamia, la terra tra il Tigri e l'Eufrate, era un crocevia di commerci. Vi arrivavano resine e spezie dall'Arabia, dall'India e dall'Africa orientale. Mirra, balsami, calamo aromatico, cipresso: materie prime che dovevano essere lavorate con pazienza per diventare prodotti di qualità.

Una chimica prima della chimica

Ciò che rende Tapputi importante è il metodo descritto nella ricetta. Il procedimento prevedeva diverse fasi: la raccolta delle piante e delle resine, la loro macerazione in acqua e in olio, il filtraggio e il riscaldamento, ripetuti più volte nell'arco di giorni. Alcuni studiosi ritengono che la ricetta implichi anche forme di distillazione o di estrazione con solventi, anche se l'interpretazione dei termini tecnici cuneiformi è difficile e non tutti concordano.

Si tratta comunque di operazioni che oggi chiameremmo di chimica: separare le sostanze, concentrarle, usare il calore e i solventi per estrarre le molecole aromatiche. Non c'era una teoria degli atomi o degli elementi, ma c'era una conoscenza pratica, trasmessa di generazione in generazione, di come la materia si trasforma. È per questo che Tapputi viene spesso ricordata come la prima chimica di cui conosciamo il nome.

Le donne della scienza antica

La storia di Tapputi fa parte di una lunga tradizione di donne che hanno contribuito alla conoscenza scientifica in epoche in cui raramente venivano ricordate. Nell'antico Egitto e nella Grecia ellenistica compaiono altre figure legate alla chimica e all'alchimia. La più nota è Maria l'Ebrea, vissuta ad Alessandria probabilmente tra il I e il III secolo d.C., alla quale si attribuisce l'invenzione di strumenti di laboratorio come il bagnomaria, che ne porta ancora il nome.

Nel IV secolo, sempre ad Alessandria, visse Ipazia, matematica e astronoma. Molti secoli dopo figure come Marie Curie avrebbero rivoluzionato la chimica moderna. La loro storia è raccontata negli articoli dedicati a Marie Curie e la radioattività e alla storia delle donne nella scienza.

Cosa sappiamo davvero e cosa no

È giusto ricordare i limiti delle fonti. Di Tapputi non conosciamo l'età, la città precisa, la famiglia né altro della sua vita. Tutto si basa su un unico testo, che ci è arrivato attraverso traduzioni e studi di assiriologi del Novecento. Su internet circolano descrizioni molto dettagliate del suo lavoro e perfino del suo aspetto, che però non hanno alcuna base documentaria.

Il valore di Tapputi sta proprio nella sua testimonianza: una riga di argilla che ci dice che, più di tremila anni fa, una donna aveva il compito di trasformare la materia con metodo, in una corte reale, e che il suo nome era considerato abbastanza importante da essere scritto.

Dalla profumeria alla chimica moderna

La profumeria è rimasta per millenni uno dei principali laboratori della chimica. Nel mondo islamico medievale studiosi come il persiano Avicenna perfezionarono la distillazione del vapore per ottenere l'acqua di rose. In Europa, nel Rinascimento, le botteghe degli speziali erano luoghi di sperimentazione continua. Solo tra Seicento e Settecento la chimica diventò una scienza autonoma, con una teoria della materia e un linguaggio proprio.

Oggi la chimica dei profumi è un settore di ricerca raffinato, che studia migliaia di molecole odorose e il modo in cui il nostro naso le riconosce. Tutto, però, è cominciato con persone come Tapputi e con la loro pazienza nel macerare, filtrare e scaldare.

Per saperne di più si può consultare la voce Tapputi su Wikipedia. Altre storie dal passato si trovano nella sezione Storia e archeologia.

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