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Il satellite di Nettuno. Il misterioso Tritone la settima luna del sistema solare

Il satellite di Nettuno. Il misterioso Tritone la settima luna del sistema solare

Ai confini del Sistema solare, attorno al lontano Nettuno, orbita una luna che non si comporta come le altre. Si chiama Tritone ed è la settima luna più grande del Sistema solare. È uno dei luoghi più freddi mai misurati, ha una superficie che sembra la buccia di un melone, geyser che sparano azoto nel cielo e, soprattutto, gira attorno al suo pianeta nel verso sbagliato.

La scoperta

Tritone fu scoperto il 10 ottobre 1846 dall'astronomo inglese William Lassell, appena diciassette giorni dopo la scoperta di Nettuno stesso. Nettuno era stato individuato grazie ai calcoli matematici di Urbain Le Verrier, che ne aveva previsto la posizione studiando le anomalie nell'orbita di Urano. Lassell, un ricco birraio appassionato di astronomia, puntò il suo telescopio sul nuovo pianeta e ne vide la luna.

Il nome, preso dal dio del mare figlio di Poseidone, fu proposto molto tempo dopo e adottato ufficialmente solo nel Novecento.

Un'orbita al contrario

Quasi tutte le grandi lune del Sistema solare orbitano nello stesso verso in cui ruota il loro pianeta. Tritone no: gira attorno a Nettuno in senso retrogrado, cioè opposto alla rotazione del pianeta. È l'unica luna di grandi dimensioni a farlo.

La spiegazione più accettata è che Tritone non sia nato attorno a Nettuno, ma sia stato catturato. In origine sarebbe stato un corpo della fascia di Kuiper, la regione di corpi ghiacciati oltre Nettuno di cui fa parte anche Plutone, a cui Tritone somiglia molto per dimensioni e composizione. Forse faceva parte di una coppia di oggetti in orbita reciproca: passando vicino a Nettuno, uno dei due sarebbe stato espulso e l'altro, Tritone, catturato dalla gravità del pianeta.

La cattura avrebbe avuto conseguenze drammatiche. L'orbita iniziale di Tritone doveva essere molto allungata, e le forze di marea di Nettuno l'hanno resa circolare scaldando la luna dall'interno, forse fino a fonderne una parte. Nel frattempo, il passaggio di Tritone ha probabilmente sconvolto le lune originarie di Nettuno.

La visita di Voyager 2

Tutto quello che sappiamo da vicino su Tritone viene da un'unica visita: il sorvolo della sonda Voyager 2 nell'agosto 1989, alla fine del suo lungo viaggio tra i pianeti giganti. In poche ore la sonda fotografò circa il 40% della superficie, e le immagini rivelarono un mondo sorprendente.

Tritone ha un diametro di circa 2.700 chilometri, un po' più piccolo della nostra Luna. La sua superficie è fatta soprattutto di ghiaccio di azoto, con ghiaccio d'acqua e di anidride carbonica. Voyager misurò una temperatura di circa -235 °C, una delle più basse mai registrate nel Sistema solare. Tritone ha anche un'atmosfera sottilissima di azoto, circa centomila volte meno densa di quella terrestre.

Il terreno a buccia di melone

Una parte della superficie di Tritone è coperta da un terreno unico, chiamato terreno a buccia di melone (cantaloupe terrain): una distesa di depressioni rotonde e creste incrociate che ricorda la buccia di un melone cantalupo. Non si conosce con certezza la sua origine: potrebbe essere dovuto a moti di risalita di ghiaccio più caldo e meno denso dall'interno, un fenomeno chiamato diapirismo.

La superficie ha pochissimi crateri da impatto, segno che è geologicamente giovane: è stata rinnovata di recente, forse da criovulcanismo, cioè da eruzioni di acqua e ghiaccio fusi invece che di roccia.

Geyser nel gelo

La scoperta più sorprendente di Voyager 2 furono i geyser. Le immagini mostravano pennacchi scuri alti fino a circa 8 chilometri, che poi venivano piegati dal vento dell'atmosfera sottile e trascinati per oltre cento chilometri, lasciando strisce scure sulla superficie. Su un mondo così freddo, nessuno si aspettava un'attività simile.

L'ipotesi più diffusa è che siano alimentati dal Sole: la debole luce solare attraversa il ghiaccio di azoto trasparente e scalda gli strati sottostanti, più scuri. L'azoto sotto la superficie vaporizza, la pressione aumenta e il gas esplode verso l'alto trascinando polvere scura. Un meccanismo simile si osserva sulle calotte polari di Marte.

Un destino segnato

L'orbita retrograda di Tritone ha un'altra conseguenza: le forze di marea lo stanno lentamente avvicinando a Nettuno. Tra qualche miliardo di anni la luna arriverà così vicino al pianeta da essere fatta a pezzi dalla sua gravità. I frammenti potrebbero formare un sistema di anelli spettacolare, forse simile a quello di Saturno, raccontato nell'articolo sugli anelli di Saturno.

Tritone potrebbe anche nascondere un oceano sotto la crosta ghiacciata, come altre lune del Sistema solare. Diverse proposte di missione per tornare a studiarlo sono state presentate alla NASA, ma finora nessuna è stata approvata. Per confrontare Tritone con altre lune si può leggere l'articolo su pianeti e lune. Per approfondire, la voce Triton su Wikipedia in inglese offre molti dettagli. Altri articoli si trovano nella sezione Pianeti.

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