Immaginate di alzare gli occhi al cielo stellato e vedere, tra la Via Lattea e le costellazioni, il logo luminoso di una bibita. Nel 2019 una startup russa chiamata StartRocket annunciò di voler fare proprio questo: portare in orbita una costellazione di piccoli satelliti capaci di comporre nel cielo notturno scritte e marchi pubblicitari visibili da terra. Il progetto scatenò un'ondata di critiche e riaprì una domanda: lo spazio può diventare un cartellone pubblicitario?
Il progetto dei cartelloni orbitali
L'idea di StartRocket prevedeva il lancio di decine di cubesat, satelliti delle dimensioni di una scatola da scarpe, in orbita bassa a qualche centinaio di chilometri di quota. Ogni satellite avrebbe dispiegato una vela riflettente capace di riflettere la luce del Sole verso terra. Disposti in formazione come i pixel di uno schermo, i satelliti avrebbero composto immagini visibili al crepuscolo, quando il cielo è scuro ma i satelliti sono ancora illuminati dal Sole.
La startup parlava di un "display orbitale" utilizzabile per pubblicità, ma anche per messaggi di emergenza o di interesse pubblico. Un'azienda di bevande fece sapere di essere interessata a una collaborazione, salvo poi prendere le distanze dopo le polemiche. Il progetto non è mai stato realizzato.
La reazione degli astronomi
La comunità astronomica reagì con forza. Il cielo notturno è già minacciato dall'inquinamento luminoso delle città, che impedisce a gran parte della popolazione mondiale di vedere la Via Lattea. Oggetti artificiali progettati apposta per essere luminosi avrebbero peggiorato la situazione, disturbando le osservazioni dei telescopi e cambiando l'aspetto del cielo per tutti.
C'è poi una questione di principio: il cielo è un bene comune. A differenza di un cartellone stradale, che si può evitare, una pubblicità in orbita sarebbe visibile a chiunque in un'area enorme, senza possibilità di scelta. Molti hanno fatto notare che il cielo stellato è parte del patrimonio culturale dell'umanità, osservato da tutte le civiltà, dai Maya ai navigatori polinesiani.
Le regole
Non esiste un divieto internazionale esplicito della pubblicità spaziale. Il Trattato sullo spazio extra-atmosferico del 1967 stabilisce che lo spazio è "patrimonio di tutta l'umanità" e non può essere oggetto di appropriazione nazionale, ma non parla di pubblicità. Gli Stati Uniti hanno invece una legge che vieta di autorizzare il lancio di satelliti destinati a pubblicità "invadente", cioè visibile a occhio nudo dalla Terra. Altri Paesi non hanno norme specifiche.
Una lunga storia di marketing spaziale
La pubblicità legata allo spazio non è una novità. Le aziende hanno sempre cercato di associare i propri marchi all'avventura spaziale:
- Nel 1999 una grande catena di pizzerie fece dipingere il suo logo su un razzo russo Proton, e nel 2001 fece consegnare una pizza agli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale, filmando l'evento per uno spot.
- Diverse agenzie e aziende hanno girato spot pubblicitari a bordo della stazione orbitale russa Mir negli anni Novanta, quando la Russia cercava fondi per mantenerla.
- Nel 2018 la società Rocket Lab mise in orbita la Humanity Star, una sfera riflettente simile a una palla da discoteca, presentata come opera d'arte da osservare nel cielo. Anche in quel caso gli astronomi protestarono; la sfera rientrò nell'atmosfera dopo pochi mesi.
- Nel 2018 un'auto sportiva elettrica con un manichino in tuta spaziale al volante fu lanciata in orbita attorno al Sole durante il primo volo del razzo Falcon Heavy: una dimostrazione tecnica ma anche un'enorme operazione di immagine.
Il problema delle costellazioni di satelliti
Anche senza cartelloni, il cielo sta cambiando. Le grandi costellazioni di satelliti per l'accesso a internet, come Starlink, contano ormai migliaia di oggetti in orbita bassa. Appena lanciati sono particolarmente visibili, e le loro scie compaiono spesso nelle immagini dei telescopi, rovinando le osservazioni. Gli astronomi collaborano con le aziende per ridurne la luminosità, con vernici scure e schermi, ma il problema resta.
A questo si aggiunge la questione dei detriti spaziali: ogni oggetto lanciato in orbita, se non viene rimosso, rischia di trasformarsi in un pericolo per gli altri satelliti e per le stazioni abitate. Anche i piccoli cubesat pubblicitari avrebbero contribuito al problema.
Lo spazio come bene comune
La vicenda di StartRocket è stata un campanello d'allarme. Ha mostrato che l'accesso allo spazio, sempre più economico, apre possibilità nuove ma anche rischi nuovi. Gli stessi progressi che permettono missioni scientifiche a basso costo, come la sonda privata Beresheet, rendono possibili usi commerciali discutibili.
La domanda di fondo riguarda chi decide cosa si può fare sopra le nostre teste. Nel frattempo, il cielo stellato resta uno dei pochi spettacoli naturali accessibili a tutti, e uno stimolo a chiederci se siamo soli nell'universo, come fanno da decenni i ricercatori del SETI.
Ogni oggetto lanciato in orbita, inoltre, rischia di aggiungersi al problema dei detriti spaziali.
Per approfondire si può consultare la voce Space advertising su Wikipedia in inglese. Altri articoli su tecnologia e spazio si trovano nella sezione Tecnologia.




