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Popoli antichi e astronomia: i Maya

Popoli antichi e astronomia: i Maya

Tra le grandi civiltà del passato, poche hanno avuto un rapporto con il cielo profondo come i Maya. Tra il Messico meridionale, il Guatemala, il Belize e l'Honduras, per oltre duemila anni questo popolo costruì città monumentali, sviluppò una scrittura complessa e un sistema matematico con lo zero, e osservò il movimento degli astri con una precisione sorprendente. Per i Maya l'astronomia non era una scienza separata dalla religione: il cielo era il luogo degli dèi, e conoscerne i ritmi significava comprendere l'ordine del mondo.

Osservatori a occhio nudo

I Maya non avevano telescopi né strumenti ottici. Le loro conoscenze derivavano da osservazioni ripetute per generazioni, registrate con cura e trasmesse dai sacerdoti-astronomi. Usavano probabilmente allineamenti con edifici, finestre e punti di riferimento all'orizzonte per segnare con esattezza il sorgere e il tramonto del Sole, della Luna e dei pianeti nei diversi giorni dell'anno.

Grazie a questo lavoro paziente riuscirono a calcolare la durata dell'anno solare, dei mesi lunari e dei cicli dei pianeti con un margine di errore molto piccolo.

Un sistema di calendari intrecciati

I Maya usavano contemporaneamente diversi calendari:

  • lo Tzolk'in, un calendario rituale di 260 giorni, formato dalla combinazione di 20 nomi di giorni e 13 numeri;
  • lo Haab', un calendario solare di 365 giorni, composto da 18 mesi di 20 giorni più un periodo di 5 giorni considerati infausti;
  • il Ciclo di calendario, la combinazione dei due precedenti, che si ripeteva ogni 52 anni;
  • il Lungo computo, un conteggio dei giorni a partire da una data mitica di inizio corrispondente all'agosto del 3114 a.C., usato per datare eventi storici su lunghi periodi.

Questo intreccio di cicli permetteva di collocare ogni giorno in un preciso contesto rituale, agricolo e storico.

Venere, la stella della guerra

Il pianeta più importante per i Maya, dopo il Sole e la Luna, era Venere. I Maya ne seguivano con attenzione il ciclo sinodico, cioè il tempo che il pianeta impiega a tornare nella stessa posizione rispetto al Sole visto dalla Terra: circa 584 giorni. Sapevano che Venere compare come "stella del mattino" e come "stella della sera", con periodi di invisibilità intermedi.

Le apparizioni di Venere erano associate alla guerra e al sacrificio, e alcune iscrizioni suggeriscono che venissero usate per scegliere il momento di battaglie e cerimonie.

Il Codice di Dresda

Gran parte di ciò che sappiamo dell'astronomia maya proviene dal Codice di Dresda, uno dei soli quattro libri maya sopravvissuti alla distruzione operata dai conquistatori spagnoli nel Cinquecento. Realizzato probabilmente tra il XII e il XIV secolo, contiene tavole astronomiche di straordinaria precisione: tabelle per prevedere i cicli di Venere e tavole per individuare i periodi in cui potevano verificarsi le eclissi, sulla base dei cicli lunari.

Il codice è oggi conservato nella biblioteca statale di Dresda, in Germania. Una scheda dettagliata è disponibile alla voce Codice di Dresda su Wikipedia.

Architettura e cielo

Molti edifici maya erano orientati secondo eventi astronomici. Il caso più celebre è la piramide di Kukulcán a Chichén Itzá, nello Yucatán. Nei giorni degli equinozi di primavera e d'autunno, nel tardo pomeriggio, il gioco di luce e ombra sui gradoni della piramide disegna lungo la scalinata una serie di triangoli luminosi che, uniti alla testa di serpente scolpita alla base, sembrano formare il corpo di un serpente che scende. Ogni anno migliaia di persone si radunano per assistere al fenomeno.

Nella stessa città si trova El Caracol, un edificio circolare con una torre dotata di finestre, interpretato da molti studiosi come un osservatorio: alcune aperture sembrano allineate con i punti estremi del sorgere e tramontare di Venere. In diversi siti, come Uaxactún, esistono inoltre complessi architettonici detti "gruppi E", disposti in modo da segnare solstizi ed equinozi.

Il mito del 2012

La fama dell'astronomia maya è legata anche a un grande equivoco: la presunta profezia della fine del mondo il 21 dicembre 2012. Quella data corrispondeva alla fine di un grande ciclo del Lungo computo, il tredicesimo b'ak'tun, una sorta di cambio di "contachilometri" del calendario. Per i Maya non indicava la fine del mondo: alcune iscrizioni citano infatti date molto successive. La profezia apocalittica è stata un'invenzione moderna, alimentata da libri, film e internet.

Un cielo vivo

Per i Maya il cielo era popolato di divinità: il dio del Sole, Kinich Ahau, attraversava ogni notte il mondo sotterraneo per rinascere all'alba; la dea lunare era associata alla fertilità e al parto; la Via Lattea era vista come un grande albero cosmico o una strada verso l'aldilà. L'astronomia era così parte integrante della politica, dell'agricoltura e della vita religiosa.

Il rapporto tra monumenti antichi e cielo accomuna molte civiltà, dai costruttori di Göbekli Tepe agli architetti delle piramidi egizie. Se ti interessano le eclissi che i Maya sapevano prevedere, leggi il nostro articolo sulle eclissi solari. Altri approfondimenti nella sezione Storia e archeologia.

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