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Che cos’è la clipeologia?

Che cos’è la clipeologia?

Gli avvistamenti di oggetti misteriosi nel cielo non sono iniziati nel 1947 con Kenneth Arnold e i "dischi volanti". Le cronache romane, i fogli volanti del Rinascimento e perfino alcuni dipinti religiosi descrivono luci, scudi infuocati e navi che attraversano il cielo. Lo studio di queste testimonianze storiche ha un nome: clipeologia.

Da dove viene il nome

La parola deriva dal latino clipeus, lo scudo rotondo dei soldati romani. Nelle cronache antiche compare spesso l'espressione clipeus ardens, "scudo ardente", per descrivere un oggetto luminoso e circolare visto nel cielo. Il termine clipeologia è stato adottato da alcuni ufologi, soprattutto in Italia, per indicare la ricerca di presunti avvistamenti di UFO nei documenti del passato.

Non è una disciplina accademica: gli storici e gli astronomi studiano le stesse fonti, ma con l'obiettivo di capire quali fenomeni naturali descrivessero. La differenza sta nell'interpretazione.

I prodigi dei Romani

Gli storici romani annotavano con cura i prodigi, cioè gli eventi straordinari che venivano interpretati come segni degli dèi. Tito Livio, nella sua storia di Roma, riferisce che nel 218 a.C., durante la guerra contro Annibale, "si videro brillare in cielo immagini di navi". Plinio il Vecchio, nella Naturalis Historia, racconta di uno scudo ardente che attraversò il cielo da ovest a est emettendo scintille, al tramonto, sotto il consolato di Lucio Valerio e Gaio Mario.

Nel IV secolo d.C. uno scrittore di nome Giulio Ossequente raccolse in un libro, il Liber Prodigiorum, centinaia di prodigi tratti dall'opera di Livio: piogge di pietre, soli multipli, luci notturne, fiaccole nel cielo. È una delle fonti preferite dai clipeologi.

I cieli del Rinascimento

Un altro gruppo di testimonianze famose viene dai fogli volanti tedeschi e svizzeri del Cinquecento, antenati dei giornali. Il più celebre descrive un evento avvenuto all'alba del 14 aprile 1561 sopra Norimberga: il cielo si sarebbe riempito di sfere, croci, cilindri e dischi di vari colori che sembravano combattere tra loro, finché alcuni caddero a terra fumando. Un'incisione di Hans Glaser illustra la scena. Un evento simile fu descritto a Basilea nel 1566, con sfere nere che si muovevano velocemente verso il Sole.

Molti studiosi ritengono che questi racconti descrivano fenomeni ottici atmosferici, come gli aloni e i pareli, i "falsi soli" prodotti dai cristalli di ghiaccio nelle nubi alte, che possono creare archi, croci e macchie luminose attorno al Sole. All'epoca venivano interpretati in chiave religiosa, come avvertimenti divini, e descritti con il linguaggio simbolico del tempo.

UFO nei dipinti?

La clipeologia si occupa anche di opere d'arte. Alcuni esempi spesso citati sono:

  • l'Annunciazione con sant'Emidio di Carlo Crivelli (1486), oggi alla National Gallery di Londra, dove un raggio di luce scende da un disco nel cielo fino alla testa della Vergine;
  • la Madonna con san Giovannino conservata a Palazzo Vecchio a Firenze, in cui sullo sfondo un uomo osserva un oggetto luminoso nel cielo;
  • diversi affreschi medievali della Crocifissione con Sole e Luna personificati, che alcuni hanno letto come astronavi pilotate.

Gli storici dell'arte spiegano questi elementi con i codici iconografici dell'epoca: nubi divine, gloria di angeli, simboli della presenza di Dio, astri personificati. Nell'Annunciazione di Crivelli, per esempio, il disco è un cerchio di nubi e angeli, un modo tradizionale di rappresentare il cielo che si apre. Chi conosce il linguaggio simbolico della pittura sacra li riconosce facilmente.

Leggere il passato con gli occhi di oggi

Il limite principale della clipeologia è proprio questo: leggere testi e immagini antiche con categorie moderne. Chi nel 218 a.C. vedeva "navi nel cielo" non stava descrivendo un'astronave, ma usava l'immagine più adatta che conosceva per un fenomeno strano. Comete, meteore luminose, aurore, aloni solari e fulmini globulari possono spiegare gran parte dei racconti.

Lo stesso approccio si ritrova nella teoria degli antichi astronauti, che interpreta miti e reperti come prove di contatti con civiltà extraterrestri: dalle città volanti dei testi indiani all'astronauta di Kiev. In Italia questa corrente ebbe un grande divulgatore in Peter Kolosimo, i cui libri negli anni Sessanta e Settanta ebbero un enorme successo.

Il valore delle cronache antiche

Le fonti studiate dai clipeologi hanno comunque un grande valore scientifico, anche se in un senso diverso. Le cronache antiche sono preziose per gli astronomi, che vi ritrovano le descrizioni di comete, eclissi, supernove e aurore del passato. La supernova del 1054 che ha generato la Nebulosa del Granchio, per esempio, è documentata dagli astronomi cinesi. Le aurore descritte nelle cronache medievali aiutano a ricostruire l'attività del Sole nei secoli.

Lo stesso bisogno di vedere un significato speciale in ciò che non capiamo si ritrova in credenze molto recenti, come quella dei bambini indaco.

La storia degli avvistamenti moderni, dal 1947 a oggi, è raccontata nella nostra cronologia degli UFO. Altri articoli si trovano nella sezione UFO, alieni e misteri.

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