Nei grandi poemi dell'India antica compaiono carri che volano, palazzi sospesi nel cielo e armi capaci di distruggere intere città. Tra queste immagini ce n'è una che affascina in modo particolare gli appassionati di misteri: Saubha, una città volante che nel Mahabharata viene usata come fortezza da guerra. Per alcuni sarebbe il ricordo di antiche astronavi; per gli studiosi è un esempio straordinario della fantasia epica indiana.
La storia di Saubha
Il Mahabharata è uno dei poemi più lunghi mai composti: circa centomila distici, messi per iscritto nell'arco di diversi secoli, grosso modo tra il IV secolo a.C. e il IV secolo d.C. Nel suo terzo libro, il Vana Parva, si racconta la guerra tra il dio-eroe Krishna e il re Shalva.
Shalva, per vendicarsi di Krishna, ottiene in dono dal dio Shiva, o secondo altre versioni dall'architetto dei demoni Maya, una città volante chiamata Saubha. È una fortezza che può muoversi a volontà nel cielo, diventare invisibile, apparire in più luoghi insieme e lanciare armi sulla città di Dvaraka, la capitale di Krishna. La battaglia è descritta con immagini potenti: frecce infuocate, pioggia di pietre, fulmini. Alla fine Krishna distrugge Saubha con il suo disco magico, il Sudarshana chakra, e la città precipita in mare.
Tripura, le tre città di Shiva
Saubha non è l'unica città volante della mitologia indiana. Un altro racconto molto noto è quello di Tripura, le "tre città" costruite dallo stesso Maya per tre fratelli demoni. Le città erano fatte di oro, argento e ferro e si trovavano rispettivamente in cielo, nell'aria e sulla terra. Si muovevano in continuazione e potevano essere distrutte solo quando si fossero allineate per un istante, una volta ogni mille anni.
Il compito toccò a Shiva, che attese il momento esatto e le distrusse con una sola freccia. Per questo uno dei suoi appellativi è Tripurantaka, "distruttore delle tre città". Il racconto è diventato un soggetto frequente nella scultura dei templi indiani.
I vimana, i carri celesti
Accanto alle città volanti, i testi sanscriti parlano spesso di vimana, carri volanti usati dagli dèi e da alcuni eroi. Il più famoso è il Pushpaka vimana del Ramayana, l'altro grande poema epico indiano: un carro celeste che il demone Ravana usa per rapire Sita e che poi riporta Rama a casa dopo la vittoria.
Nel Medioevo il tema dei vimana compare anche in trattati tecnici. Il Samarangana Sutradhara, un testo sull'architettura attribuito al re Bhoja nell'XI secolo, descrive macchine volanti in legno che si muoverebbero grazie al mercurio riscaldato. Le descrizioni sono vaghe e l'autore stesso dichiara di non voler rivelare i dettagli costruttivi, cosa che ha alimentato molte speculazioni.
Esiste poi il Vaimanika Shastra, presentato in alcuni libri come un antico manuale di aeronautica. In realtà è un testo del Novecento: fu dettato tra il 1918 e il 1923 da Pandit Subbaraya Shastry, che sosteneva di riceverlo per ispirazione da un antico saggio. Nel 1974 un gruppo di ingegneri dell'Indian Institute of Science di Bangalore analizzò i progetti descritti e concluse che nessuno di quegli apparecchi avrebbe potuto volare.
Antichi astronauti o fantasia epica?
Dagli anni Sessanta in poi, i sostenitori della teoria degli antichi astronauti hanno letto in Saubha, Tripura e nei vimana la prova che in un lontano passato esseri venuti dallo spazio, o una civiltà tecnologica perduta, avrebbero sorvolato l'India. Le descrizioni di armi luminose e distruzioni improvvise sono state paragonate a esplosioni nucleari, e le città volanti a stazioni spaziali.
Gli studiosi di sanscrito e di storia delle religioni offrono una lettura diversa. I poemi epici indiani sono pieni di elementi soprannaturali: dèi con molte braccia, armi che si moltiplicano, eroi che vivono migliaia di anni. Le città volanti rientrano nello stesso universo simbolico, in cui il cielo è il regno degli dèi e dei demoni e la guerra tra loro è una guerra cosmica. Descrivere una fortezza che vola era un modo per dire che il nemico era quasi invincibile.
C'è anche un problema di metodo: leggendo testi antichi con gli occhi di oggi, è facile trovare ciò che si cerca. Lo stesso accade con altri oggetti e racconti spesso citati come "prove" di contatti antichi, dall'astronauta di Kiev alle statuette dogu giapponesi, che gli archeologi interpretano come manufatti rituali.
Un immaginario che dura
Qualunque sia la lettura, le città volanti indiane mostrano quanto antico sia il sogno di volare e di portare la vita nel cielo. Oggi quell'immaginario sopravvive nei film, nei fumetti e nei videogiochi, e perfino nei progetti reali di habitat spaziali e città fuori dalla Terra, come le proposte per una città su Marte.
Per chi vuole approfondire i testi originali, una buona introduzione è la voce Vimana su Wikipedia. Altri misteri e leggende del passato si trovano nella sezione UFO, alieni e misteri.




