Una piccola figura di pochi centimetri, con una testa rotonda che sembra racchiusa in un casco e un corpo che ricorda una tuta: è il cosiddetto astronauta di Kiev, uno dei reperti più citati dalla letteratura sugli "antichi astronauti". A renderlo famoso in Italia fu Peter Kolosimo, il giornalista e scrittore che più di ogni altro ha portato nel nostro paese i misteri dell'archeologia e le ipotesi di visite extraterrestri nel passato.
Ma che cos'è davvero questa statuetta? E perché ha acceso tanto la fantasia dei lettori?
Peter Kolosimo e l'archeologia del mistero
Peter Kolosimo, pseudonimo di Pier Domenico Colosimo (1922-1984), è stato un pioniere della divulgazione dei misteri in Italia. Nei suoi libri, a partire da Il pianeta sconosciuto e soprattutto con Non è terrestre, vincitore del Premio Bancarella nel 1969, raccolse reperti archeologici insoliti, miti e leggende da tutto il mondo, proponendo che alcune civiltà antiche fossero entrate in contatto con visitatori venuti dallo spazio.
La figura dell'astronauta di Kiev compare nella sua opera Fratelli dell'infinito, pubblicata negli anni Settanta, dove diventa uno degli esempi di manufatti che sembrerebbero raffigurare esseri in tuta spaziale. Kolosimo scriveva con uno stile avvincente e con grande curiosità, ma spesso senza la possibilità di verificare direttamente i reperti, che conosceva attraverso fotografie e resoconti di terza mano.
Com'è fatta la statuetta
La figura è alta una decina di centimetri. La testa è grande e tondeggiante, simile a un elmo o a un casco, con tratti del volto appena accennati. Il corpo è compatto, con braccia e gambe stilizzate. Un dettaglio che colpisce molti osservatori è la presenza di mani che sembrano avere sei dita.
Proprio l'aspetto del "casco", insieme alla postura rigida, ha fatto pensare a un astronauta. È però un meccanismo tipico della nostra percezione: tendiamo a leggere forme antiche con gli occhi di oggi, riconoscendo in un elmo o in un copricapo qualcosa di familiare, come una tuta spaziale che abbiamo visto in televisione.
Gli ori delle steppe
La statuetta proviene dal territorio dell'attuale Ucraina, una regione attraversata per millenni da popoli nomadi e seminomadi delle steppe, come gli Sciti e i Sarmati, celebri per la loro straordinaria oreficeria. Nel 2007 il reperto è stato esposto in Italia, a Trento, in una mostra dedicata agli ori delle steppe ucraine, insieme a numerosi altri oggetti provenienti dai musei del paese.
In quell'occasione gli archeologi lo hanno presentato per ciò che ritengono essere: un elemento decorativo, probabilmente parte dei finimenti di un cavallo o di una sella, che raffigura un guerriero con un copricapo. Nelle culture delle steppe il cavallo aveva un ruolo centrale, e i finimenti erano spesso arricchiti da piccole figure umane e animali con funzione ornamentale o protettiva.
Perché sembra un astronauta
La lettura "spaziale" della statuetta nasce da alcune caratteristiche facilmente spiegabili:
- Il casco può essere un elmo o un copricapo di pelliccia, tipici dei guerrieri delle steppe, resi in modo stilizzato dall'artigiano;
- la postura rigida è comune nelle piccole figure decorative, pensate per essere applicate su una superficie;
- le sei dita possono dipendere dalla tecnica di lavorazione o da una scelta simbolica, e non sono rare nell'arte antica, dove le proporzioni del corpo non seguono sempre criteri realistici.
Nessuno di questi elementi, preso singolarmente, richiede l'intervento di visitatori extraterrestri.
Il fenomeno degli "antichi astronauti"
L'astronauta di Kiev fa parte di una lunga lista di reperti interpretati in chiave spaziale: dalle statuette giapponesi dei dogū, con i loro occhi a fessura, alle sfere di Klerksdorp, fino a figure incise su pietre e pareti rocciose. La teoria degli antichi astronauti ha avuto enorme successo negli anni Sessanta e Settanta grazie ad autori come Kolosimo ed Erich von Däniken, in un periodo in cui la corsa allo spazio accendeva l'immaginazione collettiva.
Gli archeologi criticano questo approccio perché tende a sottovalutare le capacità delle culture antiche, attribuendo a presunti visitatori esterni risultati che i popoli del passato erano perfettamente in grado di raggiungere da soli. Un esempio significativo è Göbekli Tepe, dove cacciatori-raccoglitori hanno costruito un complesso monumentale oltre 11.000 anni fa.
L'eredità di Kolosimo
Al di là della validità delle singole ipotesi, Kolosimo ha avuto il merito di appassionare generazioni di lettori all'archeologia, all'astronomia e alla storia delle civiltà. Molti ricercatori e divulgatori di oggi raccontano di essersi avvicinati a queste materie proprio attraverso i suoi libri. Per una biografia completa si può consultare la voce Peter Kolosimo su Wikipedia.
La statuetta dell'astronauta di Kiev resta un piccolo oggetto affascinante: non la prova di un contatto con altri mondi, ma una testimonianza dell'arte delle steppe e del modo in cui ogni epoca proietta sul passato le proprie domande. Altri enigmi ti aspettano nella sezione UFO, alieni e misteri.




