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Il Papiro di Edwin Smith il primo trattato di Chirurgia

Il Papiro di Edwin Smith il primo trattato di Chirurgia

Quando pensiamo alla medicina dell'antico Egitto immaginiamo incantesimi, amuleti e divinità guaritrici. C'è però un documento che ribalta questa immagine: il papiro Edwin Smith, il più antico trattato di chirurgia che conosciamo. Scritto circa 3.600 anni fa, descrive ferite, fratture e lussazioni con un metodo così razionale da sembrare quasi moderno.

Un papiro comprato a Luxor

Il papiro prende il nome dall'americano Edwin Smith, un collezionista e commerciante di antichità che lo acquistò nel 1862 a Luxor, l'antica Tebe. Smith non riuscì a tradurlo del tutto e il documento, dopo la sua morte, fu donato dalla figlia alla New York Historical Society. Oggi è conservato presso la New York Academy of Medicine.

La prima traduzione completa fu pubblicata nel 1930 dall'egittologo James Henry Breasted, che ne comprese subito l'importanza. Il papiro è lungo circa 4,7 metri ed è scritto in ieratico, la forma corsiva dei geroglifici usata per i documenti quotidiani, con inchiostro nero e rosso.

Una copia di un testo più antico

Il papiro è datato intorno al 1600 a.C., ma gli studiosi ritengono che sia la copia di un testo molto più antico, forse risalente all'Antico Regno, l'epoca delle grandi piramidi, tra il 3000 e il 2500 a.C. Lo suggeriscono la lingua arcaica e la presenza di glosse, cioè spiegazioni aggiunte dal copista per chiarire termini che al suo tempo non erano più comprensibili.

Alcuni hanno ipotizzato che l'autore originale fosse Imhotep, l'architetto della piramide a gradoni di Saqqara, che in epoca più tarda fu venerato come dio della medicina. Non esistono però prove a sostegno di questa attribuzione. La medicina doveva essere molto sviluppata anche perché i grandi cantieri, come quelli delle piramidi, producevano inevitabilmente incidenti e ferite tra gli operai.

Quarantotto casi clinici

Il testo descrive 48 casi di traumi, ordinati dall'alto verso il basso del corpo: si comincia dalla testa, si passa al viso, al collo, alle clavicole, alle braccia e al torace. Il papiro si interrompe a metà di un caso sulla colonna vertebrale, come se il copista avesse smesso di scrivere all'improvviso.

Ogni caso segue sempre la stessa struttura:

  • un titolo, che indica il tipo di lesione;
  • l'esame del paziente, con le istruzioni su cosa osservare e palpare;
  • la diagnosi;
  • la prognosi, espressa con una di tre formule: "una malattia che tratterò", "una malattia con cui lotterò", "una malattia che non si può trattare";
  • il trattamento.

La presenza della terza formula è notevole: il medico riconosceva i casi senza speranza e lo dichiarava, invece di tentare comunque cure inutili. È un approccio che si ritrova nella medicina moderna.

Il primo cervello della storia

Nel papiro compare la prima descrizione scritta conosciuta del cervello. Descrivendo una frattura del cranio, l'autore parla delle circonvoluzioni del cervello, paragonandole alle increspature del metallo fuso, delle meningi, le membrane che lo avvolgono, e del liquido che si trova sotto il cranio.

L'autore osserva anche che le lesioni alla testa possono provocare paralisi e altri effetti in parti lontane del corpo, e che una lesione al collo può causare la paralisi degli arti. È un'intuizione del legame tra il cervello, il midollo spinale e il controllo del corpo, in un'epoca in cui in Egitto si riteneva che il centro del pensiero fosse il cuore. Durante la mummificazione, infatti, il cervello veniva estratto e gettato, mentre il cuore restava nel corpo.

Le cure

I trattamenti descritti sono prevalentemente pratici. Le ferite venivano chiuse con strisce adesive di lino o con punti di sutura. Si applicava carne fresca sulle ferite il primo giorno, probabilmente per fermare il sangue, e poi miele, che ha proprietà antibatteriche. Le fratture venivano ridotte e immobilizzate con stecche di legno imbottite di lino. Le lussazioni della mandibola venivano rimesse a posto con una manovra che è sostanzialmente quella usata ancora oggi.

A differenza di altri papiri medici egizi, come il papiro Ebers, ricco di formule magiche, il papiro Edwin Smith ricorre alla magia in un solo caso. Tutto il resto è osservazione, esperienza e ragionamento.

Il papiro contiene anche una sorta di dizionario medico: le glosse aggiunte dal copista spiegano termini tecnici come "ferita aperta fino all'osso" o "frattura a guscio d'uovo", e mostrano che esisteva un linguaggio specializzato tramandato tra i medici. Sul retro del rotolo, scritti dalla stessa mano, si trovano invece alcuni incantesimi e ricette di tutt'altro genere, tra cui una per "trasformare un vecchio in un giovane": un promemoria di quanto razionalità e magia convivessero nella medicina antica.

Un'eredità antica

Il papiro Edwin Smith dimostra che, già migliaia di anni fa, alcune culture avevano sviluppato un approccio sistematico alla medicina basato sull'osservazione. Non era ancora scienza nel senso moderno, ma ne conteneva alcuni elementi fondamentali. Le radici della cura, del resto, sono ancora più antiche, come mostrano le prove di interventi sui denti nel Paleolitico.

Già secoli prima, in Mesopotamia, una tavoletta cuneiforme ricordava il nome di Tapputi, la profumiera considerata la prima chimica della storia.

Per approfondire si può consultare la voce Edwin Smith Papyrus su Wikipedia in inglese. Altri articoli sulla storia antica si trovano nella sezione Storia e archeologia.

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