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Dal Paleolitico antichi interventi odontoiatrici

Dal Paleolitico antichi interventi odontoiatrici

Il mal di denti è antico quanto l'umanità, e lo è anche il tentativo di curarlo. Alcune scoperte fatte in Italia negli ultimi anni hanno spostato molto indietro nel tempo la nascita dell'odontoiatria: già 13.000-14.000 anni fa, nel Paleolitico superiore, i cacciatori-raccoglitori europei raschiavano le carie con strumenti di pietra e riempivano le cavità con materiali naturali.

Il molare di Villabruna

La prima scoperta risale al 2015. Un gruppo di ricercatori dell'Università di Bologna, guidato dall'antropologo Stefano Benazzi, studiò un molare appartenuto a un giovane uomo sepolto circa 14.000 anni fa nel riparo di Villabruna, in provincia di Belluno, nelle Dolomiti.

Al microscopio elettronico il dente mostrava una cavità provocata da una carie, con le pareti segnate da striature regolari. Confrontandole con segni prodotti sperimentalmente, i ricercatori conclusero che erano state fatte con una punta di selce: qualcuno aveva raschiato via il tessuto cariato. Il margine della cavità era poi stato levigato dall'uso, segno che l'uomo era vissuto a lungo dopo l'intervento. Era la più antica prova conosciuta di un intervento sui denti.

Le otturazioni del Riparo Fredian

Due anni dopo, nel 2017, lo stesso gruppo pubblicò un'altra scoperta ancora più sorprendente. Nel Riparo Fredian, vicino a Lucca, erano stati trovati resti umani risalenti a circa 13.000 anni fa. Due incisivi superiori appartenenti allo stesso individuo presentavano grandi cavità scavate all'interno della corona.

Anche in questo caso le pareti mostravano le tracce di strumenti appuntiti usati per allargare la cavità e rimuovere il tessuto infetto. Ma c'era di più: all'interno delle cavità i ricercatori trovarono residui di bitume, mescolato con fibre vegetali e peli. Si trattava, con ogni probabilità, di un'otturazione: il bitume, una sostanza naturale impermeabile e con proprietà antisettiche, sarebbe servito a sigillare il dente e a ridurre il dolore.

Un dentista dell'età della pietra?

Naturalmente non esisteva un "dentista" come lo intendiamo oggi. Ma queste scoperte dimostrano che i cacciatori-raccoglitori del Paleolitico avevano una conoscenza pratica del problema: sapevano che la parte del dente infetta andava rimossa e che la cavità doveva essere protetta. Gli interventi dovevano essere dolorosi, ma evidentemente il sollievo che portavano valeva il sacrificio.

Gli studiosi collegano queste pratiche a un cambiamento nella dieta. Alla fine dell'ultima glaciazione gli esseri umani cominciarono a consumare più cibi vegetali ricchi di amidi e zuccheri, come semi, frutti e bacche, che favoriscono la carie. Le malattie dentali aumentarono, e con loro la necessità di trovare rimedi.

Come si studiano i denti antichi

Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno usato tecniche sofisticate. Il microscopio elettronico a scansione permette di osservare le striature lasciate dagli strumenti e di distinguerle dai segni dell'usura naturale o dei denti di animali. Gli esperimenti di archeologia sperimentale, in cui si riproducono i gesti antichi su denti moderni con strumenti di selce, servono a confermare che i segni sono compatibili con un intervento intenzionale. Le analisi chimiche, infine, hanno permesso di identificare il bitume e di distinguerlo da incrostazioni formatesi nel terreno dopo la sepoltura.

Prima e dopo

Esistono prove ancora più antiche di cura dei denti, anche se più semplici. Su denti di Neanderthal e di altri ominidi sono stati osservati solchi prodotti dall'uso ripetuto di stuzzicadenti, probabilmente bastoncini o fili d'erba, forse usati per alleviare il dolore di denti infiammati.

Dopo il Paleolitico, le tecniche si fecero più elaborate. A Mehrgarh, in Pakistan, un sito neolitico abitato da agricoltori, sono stati trovati molari di 7.500-9.000 anni fa con fori perfettamente circolari, prodotti con un trapano ad arco con punta di selce. In Slovenia è stato trovato un dente di circa 6.500 anni fa con una possibile otturazione di cera d'api.

Nell'antico Egitto esistevano medici specializzati nei denti, e nei papiri medici compaiono ricette contro il mal di denti e le infezioni della bocca. Anche il mondo egizio aveva conoscenze mediche sorprendenti, come mostrano le ricerche sulla vita quotidiana degli operai delle piramidi.

Cosa ci racconta un dente

I denti sono tra i resti umani che si conservano meglio, e sono una miniera di informazioni per gli archeologi. Dall'usura e dal tartaro si può ricostruire la dieta; dagli isotopi dello smalto si può capire dove una persona è cresciuta e se si è spostata; dal DNA antico conservato nella polpa si risale alle parentele e perfino alle malattie. Il tartaro, in particolare, intrappola resti di cibo, pollini e batteri, e permette di sapere cosa mangiava una persona migliaia di anni fa.

Le scoperte di Villabruna e del Riparo Fredian ci ricordano che anche le popolazioni della preistoria avevano ingegno, conoscenze e capacità di cura. L'immagine dell'uomo primitivo rozzo e indifeso è sempre più lontana dalla realtà, come mostrano anche i grandi monumenti costruiti da cacciatori-raccoglitori, primo tra tutti Göbekli Tepe.

In Egitto, qualche millennio dopo, la medicina produsse testi sorprendenti come il papiro Edwin Smith, il più antico trattato di chirurgia conosciuto.

Per approfondire la storia delle cure dentali si può consultare la voce History of dental treatments su Wikipedia in inglese. Altri articoli sulla preistoria si trovano nella sezione Storia e archeologia.

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