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Piramidi egizie verità storiche tra schiavi, operai e mito

Piramidi egizie verità storiche tra schiavi, operai e mito

Per secoli l'immagine delle piramidi egizie è stata legata a quella di migliaia di schiavi frustati sotto il sole. È un'immagine resa popolare da storici antichi, dipinti e film hollywoodiani. Le scoperte archeologiche degli ultimi decenni hanno però raccontato una storia molto diversa: le grandi piramidi di Giza furono costruite da operai organizzati, nutriti, curati e sepolti con onore all'ombra dei monumenti che avevano innalzato.

Le piramidi di Giza in numeri

La Grande Piramide, costruita per il faraone Cheope (Khufu) intorno al 2560 a.C., era alta in origine circa 146 metri e rimase per quasi quattromila anni la costruzione più alta del mondo. È composta da circa 2,3 milioni di blocchi di pietra, con un peso medio di oltre due tonnellate ciascuno, e alcuni blocchi di granito nella camera del re superano le cinquanta tonnellate. Accanto sorgono le piramidi di Chefren e Micerino, con la Sfinge e numerosi templi e tombe.

Il mito degli schiavi

L'idea degli schiavi risale in parte allo storico greco Erodoto, che visitò l'Egitto nel V secolo a.C., quasi duemila anni dopo la costruzione, e scrisse che la Grande Piramide era stata costruita da centomila uomini costretti a lavorare dal faraone. Più tardi si è diffusa anche l'idea che a costruire le piramidi fossero stati gli Ebrei, un'ipotesi priva di fondamento anche per ragioni cronologiche: le piramidi di Giza sono di molti secoli precedenti a qualsiasi presenza ebraica documentata in Egitto.

La schiavitù esisteva nell'antico Egitto, soprattutto con i prigionieri di guerra, ma non ci sono prove che gli schiavi siano stati la principale forza lavoro nei grandi cantieri reali.

La scoperta delle tombe degli operai

La svolta arrivò nel 1990, quando un cavallo inciampò in un muro sepolto nella sabbia a sud delle piramidi. Gli scavi, guidati dagli archeologi Zahi Hawass e Mark Lehner, portarono alla luce un cimitero dei costruttori: centinaia di tombe di operai e sorveglianti, sepolti vicino alle piramidi con offerte di pane e birra per l'aldilà. Alcune tombe riportavano i titoli dei defunti, come "sovrintendente dei muratori" o "artigiano".

Essere sepolti accanto alla tomba del faraone era un onore che difficilmente sarebbe stato concesso a degli schiavi. Gli scheletri mostrano segni di lavoro fisico pesante, ma anche fratture curate e perfino interventi chirurgici, segno che gli operai ricevevano assistenza medica.

La città dei costruttori

Poco lontano, Lehner e il suo gruppo hanno scavato i resti di una vera e propria città degli operai, oggi nota con il nome arabo di Heit el-Ghurab. Vi sono stati trovati dormitori, panifici, birrerie, magazzini e abitazioni per i funzionari. I resti di ossa animali indicano che gli operai mangiavano regolarmente carne di bovini, pecore e capre, oltre a pesce, pane e birra: una dieta ricca per l'epoca.

Il diario di Merer

Nel 2013 l'egittologo francese Pierre Tallet scoprì a Wadi el-Jarf, sulla costa del Mar Rosso, i più antichi papiri scritti conosciuti. Tra questi c'è il cosiddetto diario di Merer, un funzionario che guidava una squadra di circa quaranta uomini durante il regno di Cheope. Il diario registra giorno per giorno il trasporto di blocchi di calcare bianco dalle cave di Tura, sull'altra sponda del Nilo, fino a Giza, usando barche e canali. È una testimonianza diretta, scritta da chi partecipava ai lavori, di un'organizzazione logistica efficiente.

Chi erano davvero gli operai

Secondo le stime attuali, alla costruzione della Grande Piramide lavorarono in ogni momento tra 20.000 e 30.000 persone, molto meno dei centomila di Erodoto. Si ritiene che ci fosse un nucleo stabile di artigiani specializzati, come scalpellini, architetti e muratori, affiancato da squadre di lavoratori che si alternavano a turni. Molti di questi erano probabilmente contadini che prestavano servizio per lo Stato come una sorta di tassa in lavoro, soprattutto durante la piena del Nilo, quando i campi erano allagati.

Il lavoro era duro e non sempre volontario nel senso moderno, ma era organizzato, retribuito in cibo e beni e riconosciuto socialmente. Le squadre avevano nomi propri, a volte scherzosi, come "Amici di Cheope", scritti sui blocchi.

Come furono costruite

Le tecniche esatte sono ancora discusse, ma le ipotesi più accreditate prevedono l'uso di rampe di mattoni e detriti, slitte di legno trascinate su superfici bagnate per ridurre l'attrito, leve e una grande abilità nel taglio della pietra. Uno studio del 2024 ha inoltre individuato un antico ramo del Nilo, oggi scomparso, che scorreva vicino alle piramidi e avrebbe facilitato il trasporto dei materiali via acqua.

Non c'è bisogno di ipotizzare tecnologie perdute o interventi extraterrestri: le prove archeologiche mostrano una civiltà capace di organizzare risorse enormi con strumenti semplici. Lo stesso vale per altri monumenti antichi come Göbekli Tepe. Sul presunto legame tra le piramidi e le stelle leggi l'articolo sulla costellazione di Orione. Una scheda sui papiri di Wadi el-Jarf è disponibile alla voce Diary of Merer su Wikipedia. Altri articoli nella sezione Storia e archeologia.

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