C'è una sola persona le cui ceneri riposano sulla Luna. Non è un astronauta, anche se avrebbe tanto voluto esserlo: è Eugene Shoemaker, geologo statunitense considerato uno dei padri della scienza planetaria. Il suo lavoro ha dimostrato che gli impatti di asteroidi e comete hanno plasmato la superficie dei pianeti, compresa la Terra, e ha contribuito a far nascere la consapevolezza del rischio che questi corpi rappresentano per il nostro pianeta.
Un geologo con lo sguardo al cielo
Eugene Merle Shoemaker nacque a Los Angeles nel 1928. Dimostrò presto un talento eccezionale: si laureò in geologia al California Institute of Technology a soli 19 anni. Entrò poi nel servizio geologico degli Stati Uniti (USGS), dove si occupò inizialmente di giacimenti di uranio. Ma fin da giovane coltivava un sogno: studiare la geologia della Luna, e magari andarci di persona.
Meteor Crater: la prova degli impatti
Negli anni Cinquanta l'origine dei crateri lunari e di alcuni crateri terrestri era ancora discussa: molti scienziati li ritenevano di origine vulcanica. Shoemaker studiò a fondo il Meteor Crater (o cratere Barringer) in Arizona, una depressione larga oltre un chilometro. Confrontandolo con i crateri prodotti dai test nucleari sotterranei nel Nevada, dimostrò che le sue caratteristiche erano compatibili solo con un impatto violentissimo.
Nel 1960, insieme al mineralogista Edward Chao, individuò nel cratere la coesite, una forma di quarzo che si forma solo a pressioni enormi, come quelle di un impatto. Poco dopo i due trovarono lo stesso minerale nel cratere del Ries, in Germania, dimostrandone l'origine cosmica. Era la prova definitiva che gli impatti di corpi celesti avevano lasciato cicatrici anche sulla Terra.
Il padre dell'astrogeologia
Nel 1961 Shoemaker fondò presso l'USGS il ramo di astrogeologia, con sede a Flagstaff, in Arizona. Con i suoi colleghi applicò alla Luna i metodi della geologia terrestre: studiando come i crateri e le colate di lava si sovrappongono, ricostruì la sequenza degli eventi che avevano formato la superficie lunare e realizzò le prime carte geologiche della Luna.
Il suo sogno di diventare astronauta, però, si infranse: una diagnosi di morbo di Addison, una malattia delle ghiandole surrenali, lo escluse dalla selezione. Shoemaker contribuì comunque al programma Apollo in un altro modo: addestrò gli astronauti in geologia, portandoli sul campo in Arizona e insegnando loro a riconoscere e raccogliere le rocce più importanti.
La cometa che colpì Giove
Negli anni successivi Shoemaker si dedicò con la moglie Carolyn alla ricerca di asteroidi e comete che incrociano l'orbita terrestre, usando un telescopio dell'osservatorio di Monte Palomar. Carolyn divenne una delle più prolifiche scopritrici di comete della storia.
Nel 1993, insieme all'astronomo David Levy, scoprirono una cometa molto particolare: era frammentata in oltre venti pezzi, come una "collana di perle", ed era stata catturata dalla gravità di Giove. I calcoli mostrarono che nel luglio 1994 i frammenti della cometa Shoemaker-Levy 9 sarebbero precipitati sul pianeta. Fu la prima collisione tra due corpi del Sistema solare osservata in diretta: gli impatti lasciarono nell'atmosfera di Giove macchie scure più grandi della Terra, visibili anche con piccoli telescopi. Per molti fu la dimostrazione concreta di quanto potessero essere devastanti gli impatti cosmici.
Il rischio degli asteroidi
Shoemaker fu tra i primi scienziati a sostenere che gli impatti rappresentano un rischio reale e che fosse necessario censire gli asteroidi potenzialmente pericolosi. Le sue ricerche contribuirono alla nascita dei programmi di sorveglianza dei corpi vicini alla Terra. Oggi sappiamo che un impatto contribuì all'estinzione dei dinosauri, 66 milioni di anni fa, e le agenzie spaziali hanno già testato con la missione DART la possibilità di deviare un asteroide.
Il viaggio finale verso la Luna
Il 18 luglio 1997 Shoemaker morì in un incidente stradale in Australia, dove si trovava con Carolyn per studiare crateri da impatto. Aveva 69 anni. Per onorarlo, la NASA decise di portare una piccola parte delle sue ceneri sulla Luna a bordo della sonda Lunar Prospector, in una capsula decorata con un'immagine della cometa Shoemaker-Levy 9, del Meteor Crater e con una citazione da Romeo e Giulietta di Shakespeare.
Al termine della sua missione, il 31 luglio 1999, la sonda fu fatta schiantare deliberatamente in un cratere vicino al polo sud lunare, nell'ambito di un esperimento per cercare tracce di acqua. Quel cratere porta oggi il nome di Shoemaker. Anche la sonda NEAR, che nel 2001 si posò sull'asteroide Eros, fu ribattezzata NEAR Shoemaker in suo onore.
Per una biografia più dettagliata si può consultare la voce Eugene Shoemaker su Wikipedia. Se ti interessano la Luna e le comete leggi anche l'articolo sul curioso progetto di bombardare la Luna e quello sulla cometa gigante Bernardinelli-Bernstein. Per altri grandi nomi della ricerca vai alla sezione Scienziati.




