Pianeti estremi: sono questi i protagonisti delle scoperte astronomiche più affascinanti degli ultimi anni. Oltre i confini del nostro Sistema Solare, l’universo ci svela mondi talmente diversi dalla Terra da sembrare impossibili. Alcuni sono così roventi da superare la temperatura di certe stelle, altri sono immersi in un gelo cosmico, e ce ne sono persino alcuni dove... piove vetro.
Questi pianeti estremi non sono semplici curiosità scientifiche: ci raccontano quanto l’universo sia vario, imprevedibile e ancora largamente sconosciuto. Ecco un viaggio tra i pianeti più incredibili scoperti finora.
KELT-9b – Il più rovente tra gli esopianeti
KELT-9b è uno dei pianeti estremi più spettacolari. Questo gigante gassoso si trova a circa 650 anni luce dalla Terra e orbita così vicino alla sua stella che completa un giro in appena un giorno e mezzo.
Ma la cosa davvero sorprendente è la temperatura: supera i 4.300 °C, più di molte stelle! Il calore è così intenso che le molecole dell’atmosfera si spezzano, rendendo impossibile la formazione di nubi come le conosciamo. Un inferno celeste, dove ogni forma di vita – almeno come la immaginiamo – è impensabile.
OGLE-2005-BLG-390Lb – Il mondo ghiacciato ai confini della galassia
Spostiamoci all’estremo opposto dello spettro termico. OGLE-2005-BLG-390Lb è uno dei pianeti estremi più freddi mai osservati. La sua temperatura media? Un gelido -220 °C.
Si trova a oltre 21.000 anni luce da noi, in una zona remota della Via Lattea. Questo pianeta, probabilmente roccioso, è avvolto da uno spesso strato di ghiaccio, sotto cui potrebbero nascondersi misteri ancora tutti da esplorare.
HD 189733b – Dove il vetro cade dal cielo
Tra tutti i pianeti estremi conosciuti, HD 189733b è uno dei più affascinanti. Non per la sua temperatura, ma per il clima da incubo. Qui, venti furiosi soffiano a oltre 8.000 km/h e trasportano particelle di silicato: in pratica, piove vetro, e lo fa in orizzontale.
Questo pianeta blu intenso, simile a Nettuno, si trova a 64 anni luce da noi. È stato uno dei primi esopianeti di cui si sia riusciti a studiare l’atmosfera, rivelando un mondo ostile ma scientificamente preziosissimo.
WASP-12b – Un pianeta che si sta disintegrando
WASP-12b è un altro dei pianeti estremi che ci mostrano quanto può essere violenta la vita di un mondo alieno. Orbita talmente vicino alla sua stella da essere letteralmente “mangiato”: l’enorme forza gravitazionale della stella ne sta infatti strappando via l’atmosfera, formando un alone visibile attorno al pianeta.
Le misure raccolte in oltre dieci anni mostrano che il suo periodo orbitale si sta accorciando: il pianeta sta lentamente spiraleggiando verso la stella e, secondo le stime, potrebbe essere distrutto nel giro di qualche milione di anni. Un promemoria cosmico della potenza delle forze stellari.
PSR B1257+12 – Pianeti estremi attorno a una stella morta
Forse i più misteriosi tra i pianeti estremi sono quelli che orbitano attorno alla pulsar PSR B1257+12, una stella di neutroni residuo di una supernova.
Scoperti nel 1992, sono stati i primi esopianeti mai individuati, ma sono anche tra i più strani: orbitano un oggetto che emette onde radio a intervalli regolari, in un ambiente pervaso da radiazioni letali. Sono la prova che i pianeti possono formarsi – o sopravvivere – anche negli scenari più catastrofici dell’universo.
55 Cancri e – Un oceano di lava
A circa 41 anni luce dalla Terra, 55 Cancri e è una "super-Terra" con una massa circa otto volte quella del nostro pianeta, che compie un'orbita in meno di 18 ore. La superficie rivolta verso la stella è probabilmente coperta da un oceano di lava. Per anni si è ipotizzato che il suo interno potesse essere ricco di carbonio sotto forma di diamante; le osservazioni più recenti del telescopio James Webb suggeriscono invece la presenza di un'atmosfera, forse alimentata dai gas emessi dal magma.
Il pianeta più nero e quello senza nuvole
La varietà dei pianeti estremi riguarda anche l'aspetto. TrES-2b riflette meno dell'1% della luce che riceve ed è più scuro del carbone, mentre WASP-62b ha un'atmosfera così limpida da permettere di leggerne la composizione chimica con grande precisione. Due gioviani caldi con condizioni simili, ma aspetti opposti: un rompicapo per chi studia le atmosfere planetarie.
Come si scoprono questi mondi
Quasi tutti i pianeti estremi sono stati individuati con metodi indiretti. Il metodo dei transiti misura il calo di luce quando il pianeta passa davanti alla stella; quello delle velocità radiali rileva l'oscillazione della stella causata dal pianeta. OGLE-2005-BLG-390Lb è stato invece scoperto con la microlente gravitazionale: la sua gravità ha amplificato per breve tempo la luce di una stella più lontana. I pianeti della pulsar PSR B1257+12, infine, sono stati trovati misurando le minuscole irregolarità nei tempi di arrivo degli impulsi radio. Molti dei pianeti più estremi sono anche i più facili da scoprire: grandi, caldi e vicini alla loro stella.
Altri pianeti estremi da non perdere
Il catalogo dei pianeti estremi è in continua espansione. Eccone altri due davvero curiosi:
- Kepler-16b: orbita attorno a due stelle, come il mitico Tatooine di Star Wars.
- HD 80606b: ha un’orbita talmente ellittica che passa da temperature glaciali a infernali in pochi giorni.
Perché studiare i pianeti estremi?
Analizzare i pianeti estremi ci permette di ampliare la nostra comprensione delle leggi della fisica, dei meccanismi di formazione planetaria e della potenziale abitabilità di ambienti radicalmente diversi dalla Terra. Ogni nuova scoperta ci insegna qualcosa su come – e dove – cercare la vita oltre il nostro mondo. Ne parliamo in vita aliena nella Via Lattea; altri articoli ti aspettano nella sezione Pianeti.




