Poche persone hanno avvicinato il grande pubblico all'astronomia come Carl Sagan. Scienziato planetario, autore di best seller, conduttore televisivo, Sagan ha saputo raccontare l'universo con rigore e poesia, trasmettendo a milioni di persone il senso di meraviglia davanti al cosmo. La sua celebre serie Cosmos e la fotografia della Terra come "pallido puntino azzurro" sono ancora oggi simboli della divulgazione scientifica.
Gli anni della formazione
Carl Edward Sagan nacque il 9 novembre 1934 a Brooklyn, New York, in una famiglia di origine ebraica ucraina. Fin da bambino fu affascinato dalle stelle e dalla fantascienza. Studiò all'Università di Chicago, dove ottenne il dottorato in astronomia e astrofisica nel 1960. Da giovane ricercatore partecipò anche a uno studio segreto dell'aeronautica statunitense, il Progetto A119, che valutava gli effetti di un'esplosione nucleare sulla Luna: un episodio emerso solo molti anni dopo.
Insegnò ad Harvard e poi, per il resto della carriera, alla Cornell University, dove diresse il Laboratorio di studi planetari.
Le scoperte scientifiche
Sagan diede contributi importanti allo studio dei pianeti:
- fu tra i primi a sostenere che l'altissima temperatura della superficie di Venere fosse dovuta a un potente effetto serra, un'idea poi confermata dalle sonde;
- mostrò che i cambiamenti stagionali di colore osservati su Marte erano causati da polvere trasportata dal vento e non da vegetazione;
- ipotizzò la possibile presenza di oceani sotto la superficie di lune come Europa e di chimica organica complessa su Titano, temi oggi al centro dell'esplorazione spaziale.
Collaborò con la NASA a missioni fondamentali, come i Mariner, i Viking su Marte, le Pioneer e le Voyager.
Messaggi per altre civiltà
Sagan era profondamente interessato alla possibilità di vita extraterrestre. Con Frank Drake progettò la placca delle sonde Pioneer 10 e 11, lanciate nel 1972 e 1973, che mostra una coppia di esseri umani e la posizione del Sole nella galassia. Nel 1974 contribuì al messaggio di Arecibo, trasmesso via radio verso l'ammasso stellare M13.
Soprattutto, guidò il comitato che realizzò il disco d'oro delle sonde Voyager, lanciate nel 1977: un disco per grammofono in rame placcato d'oro con 115 immagini, suoni della natura, saluti in 55 lingue e musiche da tutto il mondo, da Bach a Chuck Berry. Le due Voyager hanno ormai lasciato l'eliosfera e portano quel messaggio nello spazio interstellare.
Sagan sostenne anche la ricerca di segnali radio extraterrestri, il campo del SETI, e nel 1980 fondò con altri scienziati la Planetary Society, oggi una delle più grandi associazioni al mondo dedicate all'esplorazione spaziale.
Cosmos e la divulgazione
Nel 1980 andò in onda Cosmos: A Personal Voyage, serie televisiva in tredici puntate scritta e condotta da Sagan. Fu un successo planetario, vista da centinaia di milioni di persone in decine di paesi. Il libro che l'accompagnava rimase per mesi in cima alle classifiche. Già nel 1978 Sagan aveva vinto il premio Pulitzer per I draghi dell'Eden, un saggio sull'evoluzione dell'intelligenza umana.
Scrisse anche il romanzo Contact, da cui nel 1997 fu tratto il film con Jodie Foster, che racconta la ricezione di un messaggio extraterrestre. Nel film compare la frase spesso attribuita a Sagan: se nell'universo ci fossimo solo noi, "sarebbe un terribile spreco di spazio".
Un comunicatore instancabile
Sagan era convinto che la scienza non dovesse restare chiusa nei laboratori. Partecipò a centinaia di trasmissioni televisive, tra cui il celebre talk show di Johnny Carson, scrisse articoli per riviste popolari e tenne conferenze in tutto il mondo. Per questo fu a volte criticato da alcuni colleghi, che consideravano la divulgazione un'attività poco seria. Oggi, invece, il suo esempio è considerato un modello, e molti scienziati riconoscono l'importanza di comunicare la ricerca al pubblico.
Il suo stile univa immagini evocative, rigore nei contenuti e una forte attenzione alle domande di fondo: da dove veniamo, qual è il nostro posto nell'universo, siamo soli.
Il pallido puntino azzurro
Il 14 febbraio 1990, su proposta di Sagan, la sonda Voyager 1 si voltò a fotografare la Terra da circa sei miliardi di chilometri di distanza. Nell'immagine il nostro pianeta appare come un minuscolo punto luminoso in un raggio di luce. Sagan ne fece il simbolo di una riflessione profonda sulla fragilità del nostro mondo e sulla responsabilità di prendercene cura, nel libro Pale Blue Dot.
Scetticismo e meraviglia
Sagan era aperto alla possibilità della vita extraterrestre, ma rigoroso nel valutare le prove. Esaminò con attenzione il fenomeno UFO e concluse che non c'erano prove convincenti di visite aliene. La sua frase più celebre, "affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie", è diventata un principio del pensiero critico. Nel libro Il mondo infestato dai demoni propose un "kit per riconoscere le sciocchezze", una serie di strumenti per valutare le affermazioni in modo razionale.
Fu anche impegnato su temi politici e ambientali, come il rischio dell'inverno nucleare e il cambiamento climatico. Morì il 20 dicembre 1996, a 62 anni. Il suo lavoro ha ispirato generazioni di scienziati, come l'astronoma Lisa Kaltenegger, che oggi dirige l'istituto a lui dedicato e studia da quali stelle gli alieni potrebbero vedere la Terra. Per una biografia completa si può consultare la voce Carl Sagan su Wikipedia.




