Più di cinquant'anni dopo l'ultima missione Apollo, l'umanità si prepara a tornare sulla Luna. Questa volta non per piantare una bandiera e ripartire, ma per restarci. Il programma si chiama Artemis, come la sorella gemella di Apollo nella mitologia greca, ed è guidato dalla NASA con la partecipazione di molti Paesi. Tra questi c'è l'Italia, che nell'ottobre del 2020 è stata tra i primi firmatari degli Accordi Artemis e che contribuisce al programma con alcune delle sue tecnologie più avanzate.
Cos'è il programma Artemis
Artemis è stato avviato dalla NASA alla fine degli anni 2010 con l'obiettivo di riportare astronauti sulla superficie lunare, compresa la prima donna, e di costruire una presenza stabile vicino al polo sud della Luna, dove nei crateri in ombra perenne si trova ghiaccio d'acqua, come racconta l'articolo sull'acqua sulla Luna. La Luna dovrebbe diventare anche un banco di prova per le future missioni verso Marte.
Il programma si basa su diversi elementi: il grande razzo SLS (Space Launch System), la capsula Orion per l'equipaggio, un lander per scendere sulla superficie, sviluppato da aziende private, e una piccola stazione in orbita lunare chiamata Gateway.
La prima missione, Artemis I, senza equipaggio, è partita nel novembre 2022: la capsula Orion ha girato attorno alla Luna ed è tornata sulla Terra dopo 25 giorni. Artemis II è la prima missione con astronauti, destinata a compiere un giro attorno alla Luna senza atterrare. Tra i quattro membri dell'equipaggio c'è l'astronauta Christina Koch. Le missioni successive dovrebbero riportare gli astronauti sulla superficie, anche se il calendario è stato rivisto più volte.
Gli Accordi Artemis
Il 13 ottobre 2020 l'Italia ha firmato insieme ad altri sette Paesi, tra cui Stati Uniti, Giappone, Regno Unito e Canada, gli Accordi Artemis: una serie di principi per l'esplorazione pacifica e sostenibile della Luna e dello spazio. Gli accordi prevedono la trasparenza delle attività, la condivisione dei dati scientifici, l'assistenza reciproca agli astronauti in difficoltà, la protezione dei siti storici, come i luoghi di atterraggio delle missioni Apollo, e regole per evitare interferenze tra le attività dei diversi Paesi.
Un punto discusso riguarda l'uso delle risorse spaziali: gli accordi affermano che estrarre e utilizzare risorse come il ghiaccio lunare è compatibile con il Trattato sullo spazio extra-atmosferico del 1967. Negli anni successivi il numero dei Paesi firmatari è cresciuto fino a superare la cinquantina.
Il contributo italiano
L'Italia ha una lunga esperienza nella costruzione di moduli abitativi spaziali. Circa metà del volume pressurizzato della Stazione Spaziale Internazionale è stato realizzato in Italia, soprattutto negli stabilimenti torinesi di Thales Alenia Space. Questa competenza è stata messa al servizio del programma Artemis.
Per il Gateway, la stazione in orbita lunare, l'industria italiana è responsabile della struttura di diversi moduli: HALO, il modulo abitativo iniziale sviluppato per la NASA, e I-Hab, un modulo abitativo internazionale realizzato per l'ESA. Torino costruisce anche parte del modulo ESPRIT per le comunicazioni e il rifornimento. L'Agenzia spaziale italiana ha inoltre avviato lo sviluppo di un modulo abitativo pensato per la superficie lunare.
La capsula Orion vola grazie a un modulo di servizio europeo, costruito dall'ESA con Airbus, che fornisce propulsione, energia, acqua e aria: diverse aziende italiane forniscono componenti. Nel 2022 il piccolo satellite italiano ArgoMoon, realizzato dall'azienda torinese Argotec, ha viaggiato con Artemis I per fotografare le fasi della missione.
Vivere vicino alla Luna
Il Gateway sarà molto più piccolo della Stazione Spaziale Internazionale e non sarà abitato in modo permanente: gli equipaggi vi resteranno per alcune settimane durante le missioni. La sua orbita, molto allungata, lo porterà a passare a poche migliaia di chilometri dal polo nord lunare e ad allontanarsi fino a circa 70.000 chilometri sopra il polo sud. Questa orbita permette comunicazioni continue con la Terra e un accesso relativamente facile alla superficie. Sarà anche un laboratorio per studiare gli effetti delle radiazioni dello spazio profondo, molto più intense che in orbita bassa, sul corpo umano e sugli organismi viventi.
Gli astronauti italiani
Gli Accordi con la NASA prevedono anche opportunità di volo per astronauti europei. L'ESA ha ottenuto posti per i suoi astronauti in alcune delle future missioni Artemis verso il Gateway, e l'Italia, con i suoi astronauti in servizio e le nuove leve selezionate negli ultimi anni, spera di avere un italiano tra i primi europei a raggiungere la Luna. Samantha Cristoforetti e Luca Parmitano hanno già comandato la Stazione Spaziale Internazionale.
Perché tornare sulla Luna
Tornare sulla Luna ha motivazioni scientifiche, tecnologiche e politiche. Scientifiche, perché la Luna conserva la storia antica del Sistema solare e del sistema Terra-Luna. Tecnologiche, perché vivere e lavorare lontano dalla Terra per settimane è una prova indispensabile prima di andare su Marte. Politiche ed economiche, perché la Luna è tornata al centro di una competizione internazionale, con la Cina che prepara missioni con equipaggio entro il 2030 e diverse aziende private che tentano allunaggi, come racconta la storia della sonda Beresheet.
Per approfondire si può consultare la voce Artemis program su Wikipedia in inglese. Altri articoli si trovano nella sezione Tecnologia.




