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USO Misteri Subacquei nel Triangolo delle Bermuda

USO Misteri Subacquei nel Triangolo delle Bermuda

Quando si parla di fenomeni non identificati si pensa subito al cielo. Esiste però una categoria meno conosciuta ma altrettanto affascinante: gli USO, Unidentified Submerged Objects, oggetti sommersi non identificati. Sono oggetti o luci che, secondo i testimoni, si muovono sott'acqua, emergono dal mare o vi si immergono. Uno dei luoghi più spesso associati a questi racconti è il celebre triangolo delle Bermuda.

Il triangolo delle Bermuda

Con questo nome si indica un'area dell'oceano Atlantico delimitata, più o meno, dalla Florida, da Porto Rico e dalle isole Bermuda. Dagli anni Cinquanta e soprattutto dagli anni Settanta, libri e articoli la descrissero come una zona in cui navi e aerei sparirebbero in modo misterioso. Il libro The Bermuda Triangle di Charles Berlitz, del 1974, fu un best seller mondiale.

Tra i casi più citati ci sono la scomparsa della nave carboniera statunitense USS Cyclops nel 1918, con oltre trecento persone a bordo, e soprattutto il Flight 19: il 5 dicembre 1945 cinque aerosiluranti della Marina statunitense decollati dalla Florida per un volo di addestramento persero l'orientamento e scomparvero in mare. Anche un idrovolante inviato alla loro ricerca andò perduto, probabilmente esploso in volo.

Il mistero esiste davvero?

Nel 1975 il bibliotecario e ricercatore statunitense Lawrence Kusche pubblicò un libro in cui analizzava uno per uno i casi del triangolo, consultando giornali dell'epoca, rapporti ufficiali e dati meteorologici. Scoprì che molti episodi erano stati esagerati, alcuni erano avvenuti altrove e altri non erano mai accaduti. In diversi casi le sparizioni erano avvenute durante tempeste di cui i libri sul mistero non parlavano.

Secondo la Guardia costiera statunitense e i grandi assicuratori marittimi, l'area non è più pericolosa di altre zone oceaniche con traffico simile. È una delle rotte più frequentate del mondo, attraversata dalla Corrente del Golfo, soggetta a uragani e a cambiamenti meteorologici improvvisi: è normale che vi avvengano incidenti.

Gli avvistamenti di USO

Accanto alle sparizioni, attorno al triangolo e in altre zone del mondo si raccontano avvistamenti di luci subacquee, oggetti che seguono le navi sotto la superficie o emergono dal mare per poi volare via. Negli anni Settanta il naturalista Ivan Sanderson ipotizzò perfino l'esistenza di civiltà sconosciute sul fondo degli oceani, una teoria mai supportata da prove.

Molte osservazioni possono essere spiegate da fenomeni naturali: la bioluminescenza di plancton, meduse e altri organismi marini, i riflessi della Luna o di luci lontane, sottomarini militari e mezzi subacquei sconosciuti ai testimoni, o eventi geologici come le emissioni di gas dal fondale.

Il caso di Shag Harbour

Uno dei casi USO più documentati non riguarda le Bermuda, ma il Canada. La sera del 4 ottobre 1967, a Shag Harbour, in Nuova Scozia, diversi testimoni videro una serie di luci scendere verso il mare e un oggetto galleggiare sull'acqua prima di scomparire, lasciando una scia di schiuma giallastra. La polizia a cavallo canadese e la Guardia costiera intervennero rapidamente, e nei giorni successivi la Marina canadese condusse ricerche subacquee, senza trovare nulla. Il caso è citato in documenti ufficiali canadesi come non spiegato.

La Marina statunitense e i video recenti

Negli ultimi anni l'interesse per gli oggetti "transmediali", capaci di muoversi sia in aria sia in acqua, è cresciuto. Nel 2017 il New York Times rivelò l'esistenza dell'AATIP, un programma del Pentagono che aveva studiato fenomeni aerei non identificati. Nel 2021 fu diffuso un video, registrato dalla nave USS Omaha nel 2019, in cui un oggetto sferico sembrava scendere nell'oceano. Le analisi successive hanno proposto spiegazioni convenzionali, come un pallone o un drone ripreso in condizioni difficili.

Anche il Congresso statunitense, nelle leggi che hanno istituito l'ufficio dedicato agli UAP, ha incluso esplicitamente gli oggetti "transmediali" tra quelli da studiare. Questo non significa che esistano, ma che i militari vogliono poter indagare anche su questo tipo di segnalazioni.

Le teorie sulle sparizioni

Per spiegare le presunte sparizioni nel triangolo sono state proposte nel tempo le ipotesi più diverse: campi magnetici anomali che confonderebbero le bussole, i resti della leggendaria Atlantide con cristalli energetici sul fondale, portali verso altre dimensioni, basi aliene sottomarine. Tra le ipotesi naturali più discusse c'è quella delle bolle di metano liberate dal fondale, che ridurrebbero la densità dell'acqua facendo affondare le navi; gli studi, però, non hanno trovato prove di eruzioni di gas recenti di questo tipo nell'area.

Più concrete sono le onde anomale, i temporali improvvisi e gli errori di navigazione, che spiegano la maggior parte degli incidenti marittimi in ogni oceano del mondo.

Un oceano ancora poco conosciuto

Gli oceani coprono oltre il 70% del pianeta, e solo una parte dei fondali è stata mappata ad alta risoluzione. È naturale che il mare, profondo e buio, alimenti l'immaginazione. Molte delle scoperte degli ultimi decenni, da nuove specie animali a sorgenti idrotermali ricche di vita, mostrano che le profondità marine sono ancora in gran parte da esplorare.

Racconti simili agli USO circondano anche altri specchi d'acqua, come il lago Baikal in Siberia. Per capire come i governi hanno gestito le segnalazioni leggi i nostri articoli sui documenti desecretati della CIA e sugli UFO triangolari. Una ricostruzione critica della leggenda è disponibile alla voce Bermuda Triangle su Wikipedia.

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