Da decenni gli astronomi cercano pianeti attorno ad altre stelle osservando i transiti: il piccolo calo di luce che si verifica quando un pianeta passa davanti alla sua stella. Ma cosa succede se invertiamo il punto di vista? Da quali stelle un'ipotetica civiltà aliena potrebbe scoprire la Terra usando lo stesso metodo? È la domanda a cui ha cercato di rispondere l'astronoma Lisa Kaltenegger, direttrice del Carl Sagan Institute della Cornell University.
Chi è Lisa Kaltenegger
Astrofisica di origine austriaca, Kaltenegger è una delle principali esperte mondiali di pianeti abitabili e di come riconoscere possibili tracce di vita nelle loro atmosfere. Ha lavorato, tra l'altro, alla caratterizzazione di Kepler-62e e Kepler-62f, due dei primi pianeti di dimensioni simili alla Terra individuati nella zona abitabile della loro stella. Oggi guida un istituto intitolato a Carl Sagan, uno dei più grandi divulgatori scientifici del Novecento, a cui abbiamo dedicato un approfondimento.
La "zona di transito terrestre"
Per vedere la Terra passare davanti al Sole, un osservatore esterno dovrebbe trovarsi in una posizione precisa: più o meno sul prolungamento del piano dell'orbita terrestre, cioè lungo l'eclittica. Questa fascia di cielo è chiamata zona di transito terrestre. Le stelle che vi si trovano sono, in linea di principio, i luoghi da cui la nostra presenza sarebbe più facile da rilevare con tecnologie simili alle nostre.
Le stelle, però, si muovono nella galassia. Una stella che oggi si trova nella zona di transito potrebbe non esserci stata in passato, o uscirne in futuro. Per questo Kaltenegger e la collega Jackie Faherty, dell'American Museum of Natural History, hanno usato i dati del satellite europeo Gaia, che misura con grande precisione posizioni e movimenti di oltre un miliardo di stelle.
1.715 stelle "in prima fila"
Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature nel giugno 2021, ha analizzato le stelle entro circa 326 anni luce dal Sole. I risultati:
- 1.715 stelle si sono trovate nella zona di transito terrestre in qualche momento degli ultimi 5.000 anni, cioè dall'inizio della civiltà umana documentata;
- 319 stelle vi entreranno nei prossimi 5.000 anni;
- di queste, 75 stelle si trovano abbastanza vicino, entro circa 100 anni luce, da essere già state raggiunte dalle onde radio prodotte dall'umanità a partire dall'inizio del Novecento.
In altre parole, se attorno a una di queste stelle esistesse una civiltà con telescopi e radiotelescopi simili ai nostri, potrebbe aver già notato la Terra e, forse, anche le nostre trasmissioni.
Stelle con pianeti noti
Tra le stelle individuate, sette ospitano pianeti già conosciuti. Alcuni esempi:
- Ross 128, una nana rossa a circa 11 anni luce, con un pianeta di massa simile a quella terrestre: da lì la Terra poteva essere vista transitare per circa 2.000 anni, fino a circa 900 anni fa.
- La stella di Teegarden, a circa 12 anni luce, con due pianeti potenzialmente rocciosi: entrerà nella zona di transito intorno al 2050.
- TRAPPIST-1, a circa 40 anni luce, con sette pianeti di dimensioni terrestri: potrà osservare i transiti della Terra tra oltre 1.600 anni.
Cosa vedrebbero di noi
Osservando i transiti della Terra, un astronomo alieno potrebbe misurare le dimensioni del nostro pianeta e la durata del suo anno. Con strumenti abbastanza potenti, analizzando la luce filtrata dalla nostra atmosfera, potrebbe anche rilevare la presenza di ossigeno, vapore acqueo e metano: una combinazione che suggerisce fortemente la presenza di vita. È esattamente ciò che i nostri astronomi sperano di fare con i pianeti di altre stelle grazie al telescopio James Webb e ai futuri osservatori.
Le onde radio, invece, porterebbero con sé un segnale inequivocabile di tecnologia. Le prime trasmissioni radio e televisive hanno ormai percorso circa un secolo luce, formando una "bolla" in espansione attorno alla Terra.
Una questione di reciprocità
Lo studio non dimostra che qualcuno ci stia osservando, né che esistano civiltà attorno a queste stelle. Offre però un elenco di bersagli privilegiati per la ricerca di vita e di segnali artificiali: se esiste qualcuno in grado di vederci, è ragionevole cercarlo proprio lì. Programmi come SETI e Breakthrough Listen possono usare questi dati per orientare le proprie osservazioni.
C'è anche una riflessione più ampia: per la prima volta abbiamo una mappa di chi, nella nostra "vicinanza cosmica", avrebbe potuto assistere alla storia dell'umanità. Una prospettiva che ricorda come, nell'universo, osservatori e osservati possano scambiarsi di ruolo.
Il dibattito sul contatto
Se una civiltà ci ha già scoperti, potrebbe decidere di contattarci o di venire a visitarci? Le distanze in gioco rendono un viaggio estremamente difficile con qualsiasi tecnologia che conosciamo: anche alla velocità della luce servirebbero anni o decenni. Per questo molti scienziati ritengono più probabile un eventuale contatto tramite segnali che tramite visite fisiche.
Il tema si collega al celebre paradosso di Fermi e alle stime sul numero di civiltà nella galassia, di cui parliamo in vita aliena nella Via Lattea. E se un messaggio arrivasse davvero, saremmo capaci di capirlo? Ne parliamo nell'articolo sul progetto A Sign in Space. Altri articoli ti aspettano nella sezione Astronomia.




