Nel 2020 il Giappone fu illuminato due volte da spettacolari sfere di fuoco. Il 2 luglio, alle 2:32 del mattino, un lampo verdastro attraversò il cielo della regione di Tokyo, seguito da un boato che svegliò molti abitanti. Il 29 novembre un'altra palla di fuoco, brillante quanto la Luna piena, fu vista nel cielo del Giappone occidentale e ripresa da decine di telecamere. Non erano UFO né missili: erano bolidi, frammenti di roccia spaziale che si incendiavano entrando nell'atmosfera.
Stelle cadenti molto grandi
Ogni giorno la Terra riceve tonnellate di materiale dallo spazio, quasi tutto sotto forma di granelli di polvere. Quando uno di questi granelli entra nell'atmosfera ad alta velocità, brucia e produce una scia luminosa: è una meteora, o stella cadente, come racconta l'articolo sulle stelle cadenti.
Quando l'oggetto è più grande, da qualche centimetro a qualche metro, il fenomeno diventa molto più spettacolare. La meteora diventa una palla di fuoco (in inglese fireball), più luminosa del pianeta Venere. Se è particolarmente brillante, o esplode in volo frammentandosi, si parla di bolide. I bolidi possono essere visibili da centinaia di chilometri di distanza, anche di giorno, e produrre boati percepibili a terra.
Il meteorite di Narashino
Il bolide del 2 luglio 2020 ebbe una conseguenza rara: una parte dell'oggetto sopravvisse all'attraversamento dell'atmosfera e cadde al suolo. Pochi giorni dopo un abitante di Narashino, nella prefettura di Chiba, trovò un frammento di roccia scura nel cortile del suo condominio, dopo aver sentito un rumore forte quella notte. Un secondo frammento fu trovato poco lontano.
Le analisi del Museo nazionale di scienze di Tokyo confermarono che si trattava di un meteorite, una condrite, il tipo più comune di meteorite roccioso. Fu chiamato meteorite di Narashino, ed è il primo meteorite caduto in Giappone recuperato dopo diversi anni. I ricercatori ricostruirono la traiettoria del bolide usando le riprese delle telecamere, stabilendo che l'oggetto originale doveva avere dimensioni di qualche decina di centimetri.
Le reti di sorveglianza del cielo
Il Giappone ha una delle reti di osservazione amatoriali più estese al mondo: centinaia di appassionati hanno installato telecamere sensibili che riprendono il cielo tutta la notte. Quando più telecamere registrano lo stesso bolide da punti diversi, si può calcolare con precisione la sua traiettoria, la sua velocità e il punto in cui eventuali frammenti potrebbero essere caduti. Si può anche ricostruire l'orbita che l'oggetto seguiva attorno al Sole prima di incontrare la Terra, e capire da quale regione del Sistema solare proveniva.
PRISMA e il meteorite di Cavezzo
Anche l'Italia ha una sua rete: si chiama PRISMA (Prima Rete Italiana per la Sorveglianza sistematica di Meteore e Atmosfera), è coordinata dall'INAF e conta decine di stazioni in tutto il Paese, molte delle quali installate presso scuole, osservatori pubblici e associazioni di astrofili. Fa parte di una rete europea più ampia.
Il 1° gennaio 2020, pochi mesi prima del bolide giapponese, PRISMA registrò un bolide sopra l'Emilia. Calcolata la zona di caduta, i ricercatori lanciarono un appello alla popolazione. Il 4 gennaio una bambina e sua madre, passeggiando lungo un argine vicino a Cavezzo, in provincia di Modena, trovarono un sasso scuro: era un frammento del meteorite. Il meteorite di Cavezzo è stato il primo meteorite italiano recuperato grazie a una rete di sorveglianza del cielo, e le sue analisi hanno rivelato una composizione insolita.
Da dove vengono
Quasi tutti i meteoriti sono frammenti di asteroidi, staccati da collisioni avvenute nella fascia principale tra Marte e Giove e poi spinti, nel corso di milioni di anni, su orbite che incrociano quella terrestre. Una piccola parte viene dalla Luna o da Marte, lanciata nello spazio da grandi impatti, come il meteorite marziano Black Beauty. Le condriti, come quella di Narashino, sono tra i materiali più antichi che possiamo toccare: si sono formate all'inizio della storia del Sistema solare, più di 4,5 miliardi di anni fa, e conservano al loro interno piccole sfere di roccia fusa, i condruli, da cui prendono il nome.
Come riconoscere un meteorite
La maggior parte delle rocce che le persone scambiano per meteoriti sono in realtà scorie industriali o rocce terrestri. I meteoriti veri hanno alcune caratteristiche tipiche: una crosta di fusione sottile e scura, prodotta dal calore dell'attraversamento dell'atmosfera; un peso spesso superiore a quello di una roccia comune delle stesse dimensioni, perché molti contengono ferro metallico; e spesso una leggera attrazione per la calamita. Chi pensa di aver trovato un meteorite dovrebbe maneggiarlo il meno possibile e contattare un museo o un osservatorio.
Bolidi, UFO e paure
I bolidi sono spesso all'origine di segnalazioni di UFO: una luce improvvisa e silenziosa che attraversa il cielo, a volte cambiando colore, può facilmente sembrare qualcosa di misterioso. Nei casi più grandi possono anche essere pericolosi, come dimostrarono l'esplosione di Tunguska nel 1908 e quella di Čeljabinsk nel 2013. Per questo i bolidi sono studiati anche nell'ambito della difesa planetaria, raccontata nell'articolo sulla simulazione di impatto di un asteroide.
Gli sciami meteorici, come le Eta Aquaridi generate dalla cometa di Halley, producono invece meteore più piccole, che bruciano completamente in quota.
Per approfondire si può consultare la voce Bolide su Wikipedia in inglese. Altri fenomeni del cielo si trovano nella sezione UFO, alieni e misteri.




