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Scoperti non semplici pianeti extrasolari abitabili ma super-abitabili

Scoperti non semplici pianeti extrasolari abitabili ma super-abitabili

Quando si cercano pianeti abitabili, di solito si cerca una "seconda Terra": un pianeta roccioso, di dimensioni simili al nostro, attorno a una stella come il Sole. Ma chi ha detto che la Terra sia il pianeta ideale per la vita? Nel 2020 un gruppo di ricercatori ha proposto un'idea provocatoria: potrebbero esistere pianeti superabitabili, con condizioni ancora più favorevoli alla vita di quelle terrestri. E ne ha individuati 24 candidati.

La Terra non è perfetta

Lo studio, pubblicato sulla rivista Astrobiology, è stato guidato da Dirk Schulze-Makuch, astrobiologo dell'Università Tecnica di Berlino e della Washington State University, insieme agli astronomi René Heller ed Edward Guinan. L'idea di fondo è che la Terra non sia necessariamente il modello migliore: è solo l'unico pianeta abitato che conosciamo.

La Terra ha infatti diversi limiti. Ampie zone del pianeta sono poco ospitali per la vita: deserti, calotte polari, fondali oceanici poveri di nutrienti. Nel corso della sua storia la vita ha attraversato estinzioni di massa e glaciazioni globali. E il Sole, che diventa lentamente più luminoso, renderà la Terra inabitabile tra circa un miliardo di anni, molto prima della fine della sua vita.

Le caratteristiche di un pianeta superabitabile

I ricercatori hanno elencato una serie di caratteristiche che potrebbero rendere un pianeta più favorevole alla vita:

  • Una stella più longeva. Le stelle di tipo K, le nane arancioni, sono un po' più piccole e fredde del Sole e vivono molto più a lungo, 20-70 miliardi di anni contro i circa 10 del Sole. Darebbero alla vita molto più tempo per evolversi, e sono meno violente delle nane rosse, che producono brillamenti pericolosi.
  • Un'età maggiore. Un pianeta di 5-8 miliardi di anni, più vecchio della Terra, avrebbe avuto più tempo per sviluppare una biosfera complessa, ma non tanto da aver esaurito il calore interno che alimenta la geologia.
  • Dimensioni un po' maggiori. Un pianeta con una massa circa 1,5 volte quella terrestre e un raggio di circa il 10% più grande avrebbe più superficie abitabile, conserverebbe più a lungo il calore interno, il campo magnetico protettivo e un'atmosfera più densa.
  • Una temperatura un po' più alta. Circa 5 gradi in più della media terrestre significherebbero meno deserti freddi e ghiacciai, e più zone umide e foreste, come nei periodi caldi della storia della Terra.
  • Più acqua, ma non troppa, e continenti frammentati in molte isole, che favoriscono la biodiversità.

I 24 candidati

Con questi criteri, i ricercatori hanno esaminato oltre 4.500 pianeti extrasolari conosciuti, concentrandosi su quelli potenzialmente rocciosi nella zona abitabile della loro stella. Nessuno soddisfa tutti i criteri insieme. Ma 24 di essi, tutti a più di 100 anni luce dalla Terra, ne soddisfano almeno uno o due. Molti sono candidati scoperti dal telescopio spaziale Kepler, identificati da sigle come KOI, e non ancora confermati come pianeti. Uno solo, secondo gli autori, soddisfaceva quattro dei criteri principali.

Gli autori sottolineano che "superabitabile" non significa "abitato": nessuno di questi pianeti mostra segni di vita, e per molti non sappiamo nemmeno se abbiano un'atmosfera o dell'acqua. Il loro obiettivo era suggerire dove concentrare le future osservazioni.

Un cambio di prospettiva

Lo studio ha avuto il merito di mettere in discussione un approccio troppo "terracentrico". Molte ricerche partono dall'idea che la vita abbia bisogno esattamente delle condizioni terrestri, perché è l'unico esempio che abbiamo. Ma la vita sulla Terra si è adattata a condizioni molto diverse, dalle sorgenti calde ai ghiacci polari, e potrebbe prosperare meglio altrove. Un ragionamento simile vale per l'aspetto degli eventuali organismi, come racconta l'articolo sugli alieni di Darwin.

Altri scienziati hanno fatto notare che alcuni criteri sono discutibili: un pianeta più massiccio potrebbe trattenere troppo idrogeno e diventare un mini-Nettuno gassoso, e non è detto che più tempo significhi più vita complessa.

Le nane arancioni, stelle ideali

Tra i criteri proposti, quello sulle stelle è forse il più interessante. Le nane arancioni di tipo K sono molto comuni nella nostra galassia, più delle stelle simili al Sole. Emettono meno radiazione ultravioletta di quest'ultimo, e sono molto più tranquille delle nane rosse, le cui frequenti e violente eruzioni possono spogliare i pianeti delle loro atmosfere. La loro zona abitabile è più vicina alla stella di quella del Sole, e questo rende i pianeti che vi orbitano più facili da scoprire con il metodo dei transiti. Per questo diversi astronomi le considerano i bersagli migliori nella ricerca di vita fuori dal Sistema solare.

Come li studieremo

Studiare le atmosfere di pianeti rocciosi lontani è una delle grandi sfide dell'astronomia. Il telescopio spaziale James Webb può analizzare le atmosfere di pianeti relativamente vicini, soprattutto attorno a nane rosse. Per i pianeti attorno a stelle come il Sole o le nane arancioni serviranno strumenti futuri, come la missione europea PLATO, che cercherà pianeti simili alla Terra, e il telescopio proposto dalla NASA Habitable Worlds Observatory.

La ricerca di mondi abitabili si affianca alle stime statistiche sulla vita nella Via Lattea e alle osservazioni di pianeti dalle caratteristiche estreme, raccolte nell'articolo sui pianeti estremi. Per approfondire si può consultare la voce Superhabitable planet su Wikipedia in inglese. Altri articoli si trovano nella sezione Pianeti.

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