Cosa succederebbe se un giorno ricevessimo davvero un messaggio da una civiltà extraterrestre? Sapremmo riconoscerlo, decifrarlo, interpretarlo? Per provare a rispondere, nel 2023 un gruppo di artisti e scienziati ha organizzato una prova generale su scala mondiale: A Sign in Space, un esperimento in cui una sonda in orbita attorno a Marte ha trasmesso verso la Terra un messaggio "alieno" simulato, invitando chiunque a decifrarlo. Un progetto con un forte contributo italiano.
L'idea di Daniela de Paulis
A Sign in Space è stato ideato dall'artista multimediale italiana Daniela de Paulis, che da anni lavora all'incrocio tra arte, radioastronomia e comunicazione. Il progetto è nato in collaborazione con il SETI Institute, l'Agenzia spaziale europea (ESA), il Green Bank Observatory e l'Istituto nazionale di astrofisica (INAF).
L'obiettivo non era soltanto tecnico. De Paulis voleva esplorare come l'umanità, con le sue diverse culture e competenze, potrebbe reagire alla ricezione di un messaggio extraterrestre e costruirne collettivamente il significato. "Ricevere un messaggio da una civiltà extraterrestre sarebbe un'esperienza profondamente trasformativa per tutta l'umanità", ha spiegato.
La trasmissione del 24 maggio 2023
Il 24 maggio 2023 la sonda europea ExoMars Trace Gas Orbiter, in orbita attorno a Marte per studiarne l'atmosfera, ha trasmesso verso la Terra un segnale contenente il messaggio codificato. Il segnale ha impiegato circa 16 minuti per coprire la distanza tra i due pianeti.
A riceverlo sono stati tre radiotelescopi: il radiotelescopio di Medicina, vicino a Bologna, gestito dall'INAF; l'Allen Telescope Array del SETI Institute, in California; e il Green Bank Telescope, in West Virginia, il più grande radiotelescopio orientabile del mondo. I dati sono stati poi resi pubblici, in modo che chiunque potesse scaricarli e provare a decifrarli.
Una sfida collettiva
Il messaggio era stato preparato da un piccolo gruppo di persone che non ne ha rivelato il contenuto. La sfida si articolava in due fasi: prima estrarre il messaggio dal segnale radio, poi decodificarlo e interpretarlo. Migliaia di persone da tutto il mondo hanno partecipato, organizzandosi in forum e gruppi online: scienziati, programmatori, artisti, studenti e semplici appassionati.
La prima fase è stata superata in poche settimane: i partecipanti sono riusciti a isolare il messaggio dal segnale grezzo. La decodifica vera e propria, invece, si è rivelata molto più difficile.
Il messaggio decifrato
Nel giugno 2024, dopo circa un anno di tentativi, due partecipanti statunitensi, padre e figlia, sono riusciti a decodificare la struttura del messaggio, ottenendo un'immagine formata da gruppi di punti. Secondo gli organizzatori, l'immagine rappresenta la struttura di cinque amminoacidi, i mattoni fondamentali delle proteine e della vita come la conosciamo.
La terza fase del progetto, l'interpretazione, resta aperta: perché proprio quegli amminoacidi? Che cosa voleva comunicare il "mittente"? Il progetto ha voluto mostrare proprio questo: anche dopo aver decifrato un messaggio, capirne il significato può richiedere il contributo di molte discipline e molte culture.
I messaggi che abbiamo inviato noi
L'umanità ha già provato più volte a mandare messaggi nello spazio. Nel 1974 il radiotelescopio di Arecibo, a Porto Rico, trasmise verso l'ammasso globulare M13 un messaggio ideato da Frank Drake e Carl Sagan: una sequenza di 1.679 bit che, disposta in una griglia, formava un'immagine con i numeri da uno a dieci, gli elementi chimici della vita, la struttura del DNA, una figura umana, il Sistema solare e il telescopio stesso. Le sonde Pioneer 10 e 11 portano una placca incisa, e le Voyager un disco d'oro con suoni e immagini della Terra.
A Sign in Space ha rovesciato la prospettiva: invece di chiederci come farci capire, ci ha messo nei panni di chi riceve un messaggio scritto da una mente diversa, costringendoci a interrogarci sui nostri schemi di pensiero.
Cosa succederebbe con un vero segnale
La comunità scientifica ha già riflettuto su come comportarsi in caso di scoperta di un segnale extraterrestre autentico. Esistono protocolli internazionali, redatti in ambito SETI, che prevedono una verifica indipendente da parte di altri osservatori prima di qualsiasi annuncio, la condivisione dei dati e il coinvolgimento delle istituzioni internazionali. La decisione su se e come rispondere, secondo questi principi, dovrebbe essere presa a livello globale e non da un singolo gruppo o paese.
La storia recente mostra quanto sia importante la verifica: il segnale BLC1 da Proxima Centauri sembrava promettente, ma si è rivelato un'interferenza terrestre.
Arte e scienza insieme
Uno degli aspetti più originali di A Sign in Space è l'incontro tra arte e scienza. Il progetto ha coinvolto non solo radioastronomi e informatici, ma anche artisti, linguisti, filosofi e sociologi, e ha dato vita a mostre, performance e opere ispirate al messaggio. L'idea di fondo è che un contatto con un'altra civiltà non sarebbe solo un fatto scientifico, ma un evento culturale che riguarderebbe tutta l'umanità.
Il sito ufficiale del progetto, asignin.space, racconta le diverse fasi dell'esperimento; sulla sonda che ha trasmesso il messaggio è disponibile la voce ExoMars Trace Gas Orbiter su Wikipedia. Per approfondire la ricerca di segnali extraterrestri leggi il nostro articolo sul progetto SETI e quello sulle stelle da cui gli alieni potrebbero vedere la Terra.




