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Chi ha scoperto il Sistema Solare?

Chi ha scoperto il Sistema Solare?

Chi ha scoperto il Sistema solare? La domanda sembra semplice, ma non ha una risposta unica. La nostra conoscenza del sistema di pianeti che orbita attorno al Sole è il risultato di oltre duemila anni di osservazioni, intuizioni, errori e scoperte, a cui hanno contribuito astronomi di epoche e paesi diversi. Ripercorriamo le tappe principali di questa lunga avventura.

Gli antichi e i "pianeti erranti"

Già i popoli antichi, osservando il cielo notturno, avevano notato che alcune "stelle" si spostavano rispetto alle altre. I Greci le chiamarono planētes, cioè "erranti". A occhio nudo se ne vedevano cinque: Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno. Babilonesi, Egizi, Cinesi e più tardi i Maya ne registrarono con precisione i movimenti.

Nel III secolo a.C. il greco Aristarco di Samo propose un'idea rivoluzionaria: il Sole, non la Terra, era al centro dell'universo. La sua teoria però non ebbe successo. Prevalse invece il modello geocentrico, perfezionato nel II secolo d.C. da Claudio Tolomeo, in cui la Terra stava immobile al centro e il Sole e i pianeti le giravano intorno lungo complessi sistemi di cerchi. Il modello tolemaico rimase dominante per quasi 1.400 anni.

Copernico e la rivoluzione

Nel 1543 l'astronomo polacco Niccolò Copernico pubblicò il De revolutionibus orbium coelestium, in cui riproponeva un modello eliocentrico: il Sole al centro, la Terra e gli altri pianeti in orbita attorno a esso. Il modello spiegava in modo più semplice alcuni fenomeni, come il moto apparentemente "all'indietro" di Marte, ma usava ancora orbite circolari e non era più preciso di quello di Tolomeo.

Tycho Brahe e Keplero

Il danese Tycho Brahe, nella seconda metà del Cinquecento, raccolse le osservazioni più precise mai fatte prima dell'invenzione del telescopio. Il suo assistente, il tedesco Giovanni Keplero, le usò per scoprire che i pianeti non si muovono su cerchi, ma su ellissi, con il Sole in uno dei fuochi. Le sue tre leggi del moto planetario, pubblicate tra il 1609 e il 1619, descrivono ancora oggi con precisione le orbite dei pianeti.

Galileo e il telescopio

Nel 1609-1610 Galileo Galilei puntò verso il cielo un telescopio da lui perfezionato. Scoprì le montagne della Luna, le quattro lune principali di Giove (oggi chiamate "galileiane"), le fasi di Venere e innumerevoli stelle invisibili a occhio nudo. Le lune di Giove dimostravano che non tutto girava attorno alla Terra; le fasi di Venere erano compatibili solo con un pianeta in orbita attorno al Sole. Il suo sostegno al modello copernicano gli costò il processo davanti all'Inquisizione nel 1633.

Newton e la gravità

Mancava ancora una spiegazione del perché i pianeti si muovessero così. La diede l'inglese Isaac Newton nel 1687, con i Principia: la stessa forza che fa cadere una mela, la gravità, tiene i pianeti in orbita attorno al Sole. Le leggi di Keplero diventavano conseguenze di un'unica legge universale.

Nuovi mondi oltre Saturno

Per migliaia di anni il Sistema solare si era fermato a Saturno. Nel 1781 l'astronomo anglo-tedesco William Herschel scoprì Urano, il primo pianeta individuato con un telescopio. Il 1° gennaio 1801, dall'osservatorio di Palermo, l'italiano Giuseppe Piazzi scoprì Cerere, il primo oggetto della fascia degli asteroidi, oggi classificato come pianeta nano.

Nel 1846 arrivò uno dei trionfi della matematica: il francese Urbain Le Verrier, studiando le irregolarità dell'orbita di Urano, calcolò la posizione di un pianeta sconosciuto. L'astronomo tedesco Johann Galle lo trovò quasi esattamente dove previsto: era Nettuno. Nel 1930 lo statunitense Clyde Tombaugh scoprì Plutone, considerato per 76 anni il nono pianeta, fino alla sua riclassificazione come pianeta nano nel 2006.

I confini del Sistema solare

Nel 1992 fu scoperto il primo oggetto della fascia di Kuiper, una regione ghiacciata oltre Nettuno di cui fa parte anche Plutone. Ancora più lontano si ipotizza l'esistenza della nube di Oort, un enorme serbatoio di comete, come la gigantesca cometa Bernardinelli-Bernstein. Nel 2012 la sonda Voyager 1 ha superato l'eliopausa, il confine oltre il quale il vento solare lascia spazio al mezzo interstellare.

Anche gli italiani hanno avuto un ruolo importante in questa storia: oltre a Galileo e Piazzi, Giovanni Domenico Cassini scoprì quattro lune di Saturno e la divisione negli anelli di Saturno, e Giovanni Schiaparelli studiò in dettaglio la superficie di Marte.

Una scoperta che continua

La scoperta del Sistema solare non è finita. Sonde e telescopi continuano a rivelare nuove lune, asteroidi e oggetti lontani, e alcuni astronomi ipotizzano perfino l'esistenza di un "Pianeta Nove" nascosto nelle regioni più esterne. Per esplorare pianeti e lune la NASA offre schede aggiornate su ogni corpo del Sistema solare. Altri articoli ti aspettano nella sezione Astronomia.

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