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Uroboro il serpente che si morde la coda

Uroboro il serpente che si morde la coda

Un serpente, o un drago, che forma un cerchio perfetto mordendosi la coda. È l'uroboro (dal greco ouroboros, "che divora la propria coda"), uno dei simboli più antichi e diffusi della storia umana. Lo troviamo nelle tombe egizie, nei manoscritti alchemici, nella mitologia norrena, nella psicologia del Novecento e perfino nei fumetti e nei videogiochi di oggi.

Il suo significato di fondo è intuitivo: un ciclo che si chiude su sé stesso, senza inizio né fine. Ma dietro questa immagine semplice si nascondono letture molto diverse, che raccontano come culture lontane abbiano cercato di rappresentare il tempo, l'eternità e la trasformazione.

Le origini egizie

La più antica raffigurazione nota di un serpente che si morde la coda proviene dall'Antico Egitto. Compare in un testo funerario rinvenuto nella tomba di Tutankhamon (XIV secolo a.C.), il cosiddetto "Libro enigmatico del mondo sotterraneo", dove due serpenti circondano una figura divina, avvolgendone la testa e i piedi. In questo contesto il serpente rappresenta probabilmente il ciclo del sole, che ogni notte attraversa il mondo dei morti per rinascere all'alba.

Per gli egizi il tempo non era una linea retta ma un ritorno costante: le piene del Nilo, il sorgere e il tramontare del sole, la successione delle stagioni. L'uroboro esprimeva visivamente questa visione ciclica dell'esistenza.

Il simbolo degli alchimisti

Dall'Egitto il simbolo passò al mondo greco-ellenistico, in particolare ad Alessandria, dove fiorirono lo gnosticismo e le prime forme di alchimia. In un celebre manoscritto alchemico noto come Crisopea di Cleopatra, l'uroboro racchiude la scritta greca hen to pan, "Uno è il Tutto": l'idea che la materia sia una sola e che ogni trasformazione ritorni alla propria origine.

Per gli alchimisti medievali e rinascimentali il serpente che si divora e si rigenera divenne il simbolo dell'opus, il processo di trasformazione della materia: dissoluzione e ricomposizione, morte e rinascita. Lo si ritrova in numerosi trattati illustrati, spesso raffigurato come un drago alato o come due draghi che si mordono a vicenda.

Jörmungandr e le altre tradizioni

Un'immagine sorprendentemente simile compare nella mitologia norrena: Jörmungandr, il Serpente di Midgard, è così grande da circondare l'intero mondo degli uomini tenendosi la coda in bocca. Secondo il mito, quando la lascerà andare avrà inizio il Ragnarök, la fine del mondo. Anche qui il cerchio rappresenta un ordine cosmico che tiene insieme la realtà.

Simboli circolari di serpenti si trovano anche in altre culture, dall'India alla Mesoamerica, anche se non sempre è possibile stabilire un legame diretto tra queste tradizioni. È più probabile che popoli diversi siano arrivati indipendentemente alla stessa immagine, perché il serpente, che cambia pelle e sembra "rinascere", è un candidato naturale per rappresentare il rinnovamento.

Il tempo ciclico e l'eterno ritorno

Molte culture antiche concepivano il tempo come circolare: nascita, crescita, morte e rinascita si ripetono all'infinito, come le stagioni. L'uroboro è la sintesi grafica di questa idea, che in filosofia prende il nome di "eterno ritorno" ed è stata ripresa, in forme molto diverse, dagli stoici fino a Friedrich Nietzsche.

È un modo di pensare lontano da quello lineare tipico della cultura occidentale moderna, abituata a immaginare la storia come un progresso da un punto A a un punto B. Proprio per questo il simbolo continua a esercitare un fascino particolare: suggerisce che ogni fine contenga un nuovo inizio.

Dalla chimica alla psicologia

Una delle storie più citate legate all'uroboro riguarda il chimico tedesco August Kekulé, che nel 1865 propose la struttura ad anello del benzene. Anni dopo raccontò che l'intuizione gli era venuta sognando un serpente che si mordeva la coda. Gli storici della scienza discutono su quanto l'aneddoto sia fedele, ma è diventato un esempio classico del ruolo dell'immaginazione nella scoperta scientifica.

Lo psicanalista Carl Gustav Jung, che studiò a lungo i testi alchemici, vide nell'uroboro un archetipo: un'immagine primordiale presente nell'inconscio collettivo, legata all'idea di totalità e di integrazione degli opposti. Da allora il simbolo è entrato stabilmente nel linguaggio della psicologia e della simbologia moderna.

L'uroboro nella cultura pop

Nella cultura di massa l'uroboro è ovunque. Nel romanzo La storia infinita di Michael Ende l'amuleto AURYN è formato da due serpenti che si mordono la coda a vicenda; nel manga e anime Fullmetal Alchemist il simbolo è tatuato sui corpi degli homunculus, a ricordare le sue radici alchemiche. Lo si trova anche in videogiochi, copertine di album, loghi e tatuaggi, spesso come sinonimo di infinito o di destino.

Il successo del simbolo nel mondo del mistero e dell'esoterismo è comprensibile: come altri oggetti enigmatici di cui abbiamo parlato, dalle sfere di Towie al manoscritto Voynich, invita a cercare significati nascosti. Per un approfondimento storico sul simbolo si può consultare la voce Uroboro su Wikipedia.

Altri simboli e misteri del passato ti aspettano nella sezione UFO, alieni e misteri.

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