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Il Grande Carro dalla sette stelle più brillanti

Il Grande Carro dalla sette stelle più brillanti

Se c'è un disegno nel cielo che quasi tutti sanno riconoscere, è il Grande Carro: sette stelle brillanti disposte a formare un rettangolo con un lungo manico. Dall'Italia è visibile tutto l'anno, in ogni notte serena, e da millenni guida viaggiatori, marinai e contadini. Eppure, a rigor di termini, il Grande Carro non è una costellazione.

Un asterismo, non una costellazione

Il Grande Carro è un asterismo: un gruppo di stelle facilmente riconoscibile che fa parte di una costellazione più grande. Le sue sette stelle appartengono all'Orsa Maggiore, una delle 88 costellazioni ufficiali: il "carro" corrisponde al dorso e alla coda dell'orsa. Le altre stelle della costellazione, più deboli, disegnano la testa e le zampe dell'animale.

Le sette stelle hanno nomi di origine araba: partendo dall'estremità del manico sono Alkaid, Mizar, Alioth, Megrez, Phecda, Merak e Dubhe. Merak e Dubhe formano il lato del rettangolo opposto al manico.

Come trovare la Stella Polare

Il Grande Carro è prezioso per orientarsi perché indica la Stella Polare, che si trova quasi esattamente sopra il polo nord celeste e quindi indica il nord. Basta prolungare la linea che unisce Merak a Dubhe, le due stelle del lato "anteriore" del carro, per circa cinque volte la loro distanza: si arriva a una stella di media luminosità, isolata. È la Polare, l'ultima stella del timone del Piccolo Carro, nell'Orsa Minore.

Per questo Merak e Dubhe sono chiamate "le puntatrici". Proseguendo invece la curva del manico si arriva ad Arturo, una delle stelle più brillanti del cielo, nella costellazione del Boote.

Sempre visibile, ma in posizioni diverse

Dalle latitudini italiane il Grande Carro è una costellazione circumpolare: non tramonta mai, ma gira attorno alla Stella Polare nel corso della notte e delle stagioni. In primavera, la sera, si trova alto sopra la testa, capovolto; in autunno è basso sull'orizzonte nord, e nel Sud Italia può sfiorarlo. È quindi anche una sorta di orologio e calendario celeste.

Mizar e Alcor, la prova della vista

Guardando con attenzione la stella centrale del manico, Mizar, chi ha una buona vista nota accanto una stellina più debole: è Alcor. Nell'antichità si diceva che riuscire a distinguerle fosse una prova di buona vista, usata, secondo alcune tradizioni, anche per selezionare i soldati.

Mizar ha anche un primato: nel 1650 fu la prima stella doppia osservata al telescopio, e nel 1889 la prima stella doppia scoperta analizzando lo spettro della luce. Oggi sappiamo che Mizar e Alcor formano un sistema di almeno sei stelle.

Un gruppo di stelle in viaggio insieme

Le stelle del Grande Carro sembrano tutte alla stessa distanza, ma non è così. Cinque di esse, le centrali, fanno effettivamente parte di un gruppo di stelle nate insieme e che si muovono nella stessa direzione: l'associazione dell'Orsa Maggiore, a circa 80 anni luce. Le due estremità, Dubhe e Alkaid, sono invece più lontane e si muovono in direzioni diverse.

Per questo, tra decine di migliaia di anni, la forma del Grande Carro cambierà: le stelle alle estremità si allontaneranno dal gruppo e il carro si "piegherà". Le costellazioni che vediamo oggi sono solo un'istantanea di un cielo in continuo, lentissimo movimento.

Tanti nomi, una sola figura

Ogni cultura ha visto in queste sette stelle qualcosa di diverso. Per i Greci erano un'orsa: il mito racconta della ninfa Callisto, amata da Zeus e trasformata in orsa dalla gelosa Era, poi portata in cielo insieme al figlio Arcade. Gli antichi Romani vi vedevano sette buoi, i septem triones, da cui deriva la parola "settentrione" per indicare il nord.

In Inghilterra è chiamato "l'aratro", negli Stati Uniti "il grande mestolo". Nella tradizione cinese le sette stelle formavano il "mestolo del nord", legato al passare delle stagioni. Per alcuni popoli nativi americani il rettangolo era un'orsa inseguita da tre cacciatori, le stelle del manico. Durante la schiavitù negli Stati Uniti, gli schiavi in fuga verso il nord si orientavano "seguendo la zucca da bere", il nome che davano al Grande Carro.

Il bisogno di dare forme e storie al cielo accomuna tutte le civiltà, come raccontano gli articoli sulla costellazione di Orione e sull'astronomia dei Maya.

Da dove osservarlo

Il Grande Carro è così luminoso che si vede anche dalle città, nonostante l'inquinamento luminoso. Per apprezzare anche le stelle più deboli dell'Orsa Maggiore, e la coppia Mizar e Alcor, serve un cielo più buio. Con un binocolo o un piccolo telescopio, nella stessa zona di cielo si possono cercare alcune galassie famose, come M81 e M82, e la galassia Girandola, M101.

Per approfondire si può consultare la voce Grande Carro su Wikipedia. Altre costellazioni, come quella dei Gemelli con la stella Polluce, si trovano nella sezione Astronomia.

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