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Cos’è il Protocollo di Kyoto?

Cos’è il Protocollo di Kyoto?

Nel dicembre del 1997, nella città giapponese di Kyoto, i rappresentanti di oltre 150 Paesi approvarono un documento destinato a entrare nella storia della politica ambientale: il Protocollo di Kyoto. Per la prima volta un trattato internazionale imponeva ai Paesi industrializzati obblighi precisi di riduzione delle emissioni di gas serra, i principali responsabili del riscaldamento globale. Cosa prevedeva, e cosa ha ottenuto davvero?

Il contesto

Negli anni Ottanta la comunità scientifica aveva cominciato a lanciare l'allarme: l'aumento dell'anidride carbonica nell'atmosfera, dovuto soprattutto alla combustione di carbone, petrolio e gas, stava intensificando l'effetto serra naturale e riscaldando il pianeta. Nel 1988 nacque l'IPCC, il gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico, incaricato di valutare le conoscenze scientifiche.

Nel 1992, al Vertice della Terra di Rio de Janeiro, fu firmata la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che fissava l'obiettivo generale di stabilizzare le concentrazioni di gas serra, ma senza obblighi vincolanti. Il Protocollo di Kyoto fu il primo tentativo di tradurre quell'obiettivo in impegni concreti.

Cosa prevedeva

Il Protocollo stabiliva che i Paesi industrializzati riducessero complessivamente le loro emissioni di gas serra di almeno il 5% rispetto ai livelli del 1990, nel periodo 2008-2012. Ogni Paese aveva un obiettivo diverso: l'Unione Europea nel suo insieme doveva ridurre dell'8%, gli Stati Uniti del 7%, il Giappone del 6%. All'interno dell'Unione gli sforzi furono ripartiti tra gli Stati membri; all'Italia toccò una riduzione del 6,5%.

I gas regolati erano sei: anidride carbonica, metano, protossido di azoto e tre famiglie di gas fluorurati usati nell'industria. I Paesi in via di sviluppo, compresi Cina e India, non avevano obblighi di riduzione, in base al principio delle "responsabilità comuni ma differenziate": i Paesi ricchi avevano prodotto la maggior parte delle emissioni storiche e dovevano essere i primi ad agire.

I meccanismi flessibili

Per rendere più facile il raggiungimento degli obiettivi, il Protocollo introdusse tre strumenti di mercato:

  • il commercio delle emissioni, che permetteva ai Paesi di vendere o comprare quote di emissione;
  • il meccanismo di sviluppo pulito, con cui un Paese industrializzato poteva ottenere crediti finanziando progetti di riduzione delle emissioni nei Paesi in via di sviluppo;
  • l'attuazione congiunta, un meccanismo simile tra Paesi industrializzati.

L'Unione Europea creò nel 2005 un proprio sistema di scambio delle quote di emissione per le industrie e le centrali elettriche, che esiste ancora oggi ed è diventato il più grande mercato del carbonio al mondo.

Un'entrata in vigore difficile

Per entrare in vigore, il Protocollo doveva essere ratificato da almeno 55 Paesi che rappresentassero almeno il 55% delle emissioni dei Paesi industrializzati. Gli Stati Uniti, allora il primo emettitore mondiale, firmarono il trattato ma non lo ratificarono mai: nel 2001 l'amministrazione Bush annunciò di non volerlo applicare, sostenendo che avrebbe danneggiato l'economia americana e che era ingiusto esentare la Cina. Senza gli Stati Uniti, divenne decisiva la Russia, che ratificò nel 2004. Il Protocollo entrò finalmente in vigore il 16 febbraio 2005.

Cosa ha ottenuto

Il bilancio di Kyoto è controverso. Formalmente, i Paesi che avevano obblighi li hanno in gran parte rispettati, anche grazie ai meccanismi flessibili e al crollo delle industrie dell'ex blocco sovietico dopo il 1990. L'Unione Europea ha superato il proprio obiettivo. Il Canada, invece, si ritirò dal Protocollo nel 2011, lontano dal raggiungere i suoi impegni.

Ma le emissioni globali non sono diminuite: sono aumentate. Nel frattempo Cina, India e altri Paesi emergenti hanno conosciuto una crescita economica enorme, e con essa sono cresciute le loro emissioni. Nel 2006 la Cina ha superato gli Stati Uniti come primo emettitore mondiale. Il Protocollo copriva una parte sempre più piccola del problema.

Un secondo periodo di impegno, dal 2013 al 2020, fu approvato nel 2012 con l'emendamento di Doha, ma vi aderirono pochi Paesi ed entrò in vigore solo alla fine del 2020.

Da Kyoto a Parigi

L'eredità di Kyoto è stata raccolta dall'Accordo di Parigi del 2015, che ha cambiato approccio: tutti i Paesi, ricchi e poveri, si impegnano a ridurre le emissioni, ma ciascuno stabilisce i propri obiettivi. L'obiettivo comune è contenere l'aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2 °C rispetto all'epoca preindustriale, cercando di limitarlo a 1,5 °C.

Nonostante i suoi limiti, Kyoto ha avuto un ruolo importante: ha creato le regole per misurare e comunicare le emissioni, ha fatto nascere i mercati del carbonio e ha reso il clima un tema centrale della politica internazionale. Negli stessi anni si sono sviluppate le tecnologie per le energie rinnovabili, come le centrali solari a concentrazione, e gli strumenti per simulare il clima, come il progetto Destination Earth. Gli effetti del riscaldamento sono ormai visibili ovunque, perfino nella fioritura dei ciliegi in Giappone.

La mobilitazione dei cittadini ha avuto un ruolo importante in questa storia, a partire dalla prima Giornata della Terra del 1970.

Per approfondire si può consultare la voce Protocollo di Kyoto su Wikipedia. Altri articoli sul clima si trovano nella sezione Clima e ambiente.

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