Più antico di Stonehenge di circa seimila anni, più antico delle piramidi di Giza di oltre settemila: Göbekli Tepe, nel sud-est della Turchia, è uno dei siti archeologici più importanti mai scoperti. Qui, oltre 11.000 anni fa, comunità di cacciatori-raccoglitori scolpirono e innalzarono enormi pilastri di pietra decorati con animali e simboli, in un'epoca in cui non esistevano ancora l'agricoltura, la ceramica né la scrittura. Una scoperta che ha costretto gli studiosi a ripensare le origini della civiltà.
Dove si trova
Göbekli Tepe, che in turco significa "collina panciuta", si trova su un altopiano a circa 15 chilometri dalla città di Şanlıurfa, nell'Anatolia sud-orientale, non lontano dal confine con la Siria. È una regione che fa parte della cosiddetta "Mezzaluna fertile", dove pochi secoli dopo sarebbero stati addomesticati alcuni dei primi cereali: proprio sui vicini monti Karacadağ, secondo gli studi genetici, fu domesticato il farro monococco.
Dal 2018 il sito è patrimonio mondiale dell'UNESCO ed è visitabile, con passerelle, una copertura protettiva e un centro visitatori.
La scoperta
La collina era stata notata già negli anni Sessanta durante una ricognizione di archeologi turchi e statunitensi, che però interpretarono le lastre di pietra affioranti come resti di un cimitero medievale. Solo nel 1994 l'archeologo tedesco Klaus Schmidt, dell'Istituto archeologico germanico, riconobbe il potenziale del luogo. Dall'anno successivo iniziò gli scavi, che guidò fino alla sua morte nel 2014, portando alla luce strutture sorprendenti.
I pilastri a T
Il sito è formato da grandi recinti circolari o ovali, delimitati da muri di pietra e da pilastri monolitici a forma di T, alti fino a oltre cinque metri e pesanti diverse tonnellate. Al centro di ogni recinto si trovano due pilastri più grandi, uno di fronte all'altro.
Molti pilastri sono decorati con rilievi di animali: volpi, cinghiali, serpenti, avvoltoi, scorpioni, uri, gru. Alcuni pilastri centrali hanno braccia e mani scolpite sui fianchi, cinture e perizomi: rappresentano chiaramente figure umane stilizzate, forse antenati o esseri soprannaturali. La qualità della lavorazione, ottenuta con strumenti di selce, è notevole.
Una datazione sorprendente
Le datazioni al radiocarbonio collocano le fasi più antiche del sito intorno al 9500 a.C., all'inizio del Neolitico preceramico, e l'utilizzo prosegue per circa un millennio e mezzo. È un periodo di grandi cambiamenti: la fine dell'ultima glaciazione, un clima più caldo e umido, la diffusione di cereali selvatici. Le persone che costruirono Göbekli Tepe vivevano di caccia e raccolta, ma erano in grado di organizzare il lavoro di decine o centinaia di individui per estrarre, trasportare e scolpire blocchi enormi.
Prima il tempio, poi la città?
Klaus Schmidt interpretò Göbekli Tepe come un santuario, un luogo di culto e di raduno per gruppi diversi, senza abitazioni stabili. Per lui la sequenza tradizionale andava rovesciata: non fu l'agricoltura a creare le condizioni per le grandi costruzioni religiose, ma forse il bisogno di riunirsi per i riti a spingere le persone a restare vicine, a sfruttare intensamente i cereali selvatici e infine a coltivarli. "Prima venne il tempio, poi la città", riassumeva.
Le ricerche più recenti, guidate dall'Istituto archeologico germanico dopo la morte di Schmidt, hanno però aggiunto sfumature importanti. Sono state trovate cisterne per raccogliere l'acqua piovana, strumenti per macinare cereali in grande quantità e strutture interpretate come abitazioni. Oggi molti archeologi ritengono che Göbekli Tepe fosse anche un insediamento abitato, in cui la vita quotidiana e i rituali si intrecciavano. Il sito resta straordinario, ma l'immagine del "tempio isolato nel nulla" è stata in parte superata.
Karahan Tepe e le "colline di pietra"
Göbekli Tepe non è un caso isolato. Nella stessa regione sono stati individuati una dozzina di siti simili, riuniti nel progetto di ricerca "Taş Tepeler" (colline di pietra). Il più noto è Karahan Tepe, dove sono state scoperte strutture scavate nella roccia, pilastri e sculture di teste umane, tra cui una grande testa che emerge da una parete. Questi siti mostrano che un'intera cultura, diffusa su un vasto territorio, condivideva simboli e tecniche costruttive.
Teorie alternative
La straordinaria antichità del sito ha attirato anche interpretazioni fantasiose: c'è chi vi ha visto l'opera di una civiltà perduta, i resti di Atlantide o la prova di contatti con visitatori venuti dallo spazio. Uno dei pilastri, chiamato "Pietra dell'avvoltoio", è stato interpretato da alcuni ricercatori come la registrazione di un impatto cometario avvenuto intorno al 10.800 a.C.; l'ipotesi è stata però criticata da archeologi e astronomi. Come per le città perdute della tradizione, da Troia a Iram dalle Colonne, e per altri reperti antichi, dalle statuette dogū all'astronauta di Kiev, la spiegazione archeologica non sminuisce il mistero: mostra quanto fossero capaci i nostri antenati.
Visitare Göbekli Tepe
Il sito si raggiunge facilmente da Şanlıurfa, servita da un aeroporto con voli da Istanbul e Ankara. I periodi migliori per la visita sono la primavera e l'autunno, quando le temperature sono più miti. Nel museo archeologico di Şanlıurfa, uno dei più grandi della Turchia, sono esposti molti reperti del sito, tra cui la statua di Balıklıgöl, considerata una delle più antiche statue umane a grandezza naturale.
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