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Iram delle Colonne l'Atlantide delle sabbie

Iram delle Colonne l'Atlantide delle sabbie

La penisola arabica, terra di deserti sconfinati e di carovane che per millenni hanno attraversato le dune, custodisce una delle leggende più affascinanti del mondo antico: quella di Iram dalle Colonne, conosciuta anche come Ubar, Wabar o "Città di Ottone". Una città ricchissima, dicono i racconti, punita per la superbia dei suoi abitanti e inghiottita dalla sabbia. Fu lo scrittore e militare britannico T. E. Lawrence, il celebre Lawrence d'Arabia, a definirla "l'Atlantide delle sabbie", paragonandola alla civiltà descritta da Platone e scomparsa tra le onde.

Ma Iram è solo un mito? Oppure dietro la leggenda si nasconde un luogo reale, una stazione carovaniera lungo le antiche vie dell'incenso? In questo articolo ripercorriamo le fonti, le spedizioni e le scoperte archeologiche che, a partire dagli anni Novanta, hanno riaperto il caso.

Iram nel Corano e nella tradizione araba

La prima menzione di Iram si trova nel Corano, nella sura 89 (al-Fajr, "L'Alba"), dove si parla di "Iram dalle colonne, la cui simile non fu mai creata nel paese". Secondo la tradizione islamica, la città apparteneva al popolo di ʿĀd, una tribù dell'Arabia meridionale che avrebbe rifiutato gli ammonimenti del profeta Hud e sarebbe stata annientata da un vento impetuoso.

Nei secoli successivi il racconto si è arricchito di dettagli: i geografi e i narratori arabi descrivono palazzi rivestiti d'oro, giardini lussureggianti e colonne altissime. Iram compare anche nelle Mille e una notte, dove diventa il simbolo di una bellezza irraggiungibile che l'uomo non può possedere. Proprio questa sovrapposizione tra testo sacro, folklore e letteratura ha reso difficile, per secoli, capire se esistesse un luogo reale a cui la leggenda facesse riferimento.

La via dell'incenso: una ricchezza reale

Se Iram fosse esistita davvero, la sua ricchezza avrebbe avuto un'origine precisa: l'incenso. La resina dell'albero Boswellia sacra, che cresce nella regione del Dhofar, nell'attuale Oman meridionale, era nell'antichità una merce preziosissima, richiesta dai templi egizi, dai santuari del Mediterraneo e dalle corti del Vicino Oriente. Le carovane di cammelli la trasportavano per migliaia di chilometri verso nord, attraverso il deserto.

Lungo queste rotte sorgevano pozzi e fortezze dove i mercanti si rifornivano d'acqua prima di affrontare il Rub' al-Khali, il "Quarto Vuoto", uno dei deserti di sabbia più estesi del pianeta. Molti studiosi ritengono che la leggenda di Iram possa conservare il ricordo di uno di questi snodi commerciali, prospero finché il commercio dell'incenso rimase fiorente e poi progressivamente abbandonato.

Le spedizioni del Novecento

La ricerca di Ubar ha affascinato esploratori occidentali per tutto il Novecento. Negli anni Trenta il britannico Bertram Thomas, primo europeo documentato ad attraversare il Rub' al-Khali, raccolse dai beduini indicazioni su una "strada per Ubar" e ne segnalò le tracce. Anche il suo contemporaneo St John Philby, pur cercando la città con insistenza, identificò in un sito del deserto saudita (i crateri di Wabar) quella che si rivelò poi essere un'area di impatto meteoritico, non una città.

La svolta arrivò con una spedizione organizzata tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta dal documentarista statunitense Nicholas Clapp, con l'esploratore Ranulph Fiennes e l'archeologo Juris Zarins. Il gruppo ebbe un alleato insolito: lo spazio.

Iram vista dallo spazio

Il team si rivolse al Jet Propulsion Laboratory della NASA per analizzare immagini satellitari (Landsat, SPOT) e dati radar raccolti dallo Space Shuttle. Queste immagini permettevano di individuare tracce di antiche piste carovaniere, invisibili a terra perché coperte da uno strato di sabbia, ma rilevabili grazie alle differenze nel terreno compattato da secoli di passaggi. Diverse piste sembravano convergere verso un'area vicino al villaggio di Shisr, nel Dhofar.

Gli scavi iniziati nel 1991-1992 riportarono alla luce i resti di una fortezza con mura e torri, costruita accanto a un pozzo e a una grande cavità calcarea. L'ipotesi avanzata dagli archeologi è suggestiva: la fortezza sorgeva sopra una caverna naturale che conteneva la falda d'acqua; con il tempo, anche per l'eccessivo sfruttamento del pozzo, il terreno avrebbe ceduto, trascinando nella voragine parte delle strutture. Una "città inghiottita dalla sabbia", proprio come raccontava la leggenda.

Scoperta o suggestione?

È importante distinguere ciò che è documentato da ciò che resta un'interpretazione. Il sito di Shisr esiste, è stato scavato e oggi fa parte della "Terra dell'incenso", patrimonio mondiale dell'UNESCO, insieme ad altri luoghi legati al commercio della resina. Che si tratti proprio della Iram coranica, però, è un'ipotesi discussa: alcuni archeologi preferiscono considerare Shisr una stazione carovaniera importante ma non necessariamente "la" città della leggenda, che potrebbe indicare una regione o un popolo più che un singolo luogo.

Anche le dimensioni del sito sono modeste rispetto ai palazzi descritti nei racconti. Ma è normale che la memoria collettiva, tramandata oralmente per secoli, abbia trasformato un avamposto commerciale in una metropoli favolosa. Lo stesso è successo con molte altre città "perdute", da Troia in poi.

Perché Iram continua ad affascinarci

La storia di Iram unisce ingredienti irresistibili: un testo sacro, un tesoro, una punizione divina e un'esplorazione moderna condotta con strumenti spaziali. È un esempio perfetto di come archeologia e tecnologia possano dialogare con il mito senza per forza "smontarlo": la leggenda ha indicato una direzione, la scienza ha cercato prove concrete.

Non è l'unico caso di civiltà antiche avvolte nel mistero di cui ci siamo occupati: dal tempio di Göbekli Tepe, che ha riscritto la storia della nascita della civiltà, alle tombe dei giganti della Sardegna, fino alle conoscenze astronomiche dei Maya. Per chi vuole approfondire la vicenda di Iram, la voce Iram of the Pillars raccoglie fonti e bibliografia sulle spedizioni.

Trovi altri approfondimenti su luoghi perduti e civiltà scomparse nella sezione Storia e archeologia.

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