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Nei cerchi di pietra l'origine dell'astronomia

Nei cerchi di pietra l'origine dell'astronomia

Circa cinquemila anni fa, in varie parti d'Europa, comunità di agricoltori sollevarono enormi blocchi di pietra e li disposero in cerchi, file e camere. Per secoli questi monumenti sono stati avvolti nel mistero: templi, tombe, luoghi di assemblea? Oggi sappiamo che molti di essi erano anche qualcos'altro: strumenti per seguire il movimento del Sole e della Luna. Nei cerchi di pietra si nasconde una delle origini dell'astronomia.

Stonehenge e il solstizio

Il monumento più famoso è Stonehenge, nella pianura di Salisbury, in Inghilterra. Costruito in diverse fasi tra circa il 3000 e il 1500 a.C., è orientato lungo l'asse dei solstizi: nel giorno del solstizio d'estate il Sole sorge in corrispondenza di un grande masso isolato all'esterno del cerchio, la Heel Stone, e nel solstizio d'inverno tramonta sul lato opposto, allineato con il viale d'accesso.

Gli archeologi ritengono che il solstizio d'inverno fosse il momento più importante: i resti di maiali macellati nel vicino insediamento di Durrington Walls, analizzati dai denti, indicano grandi banchetti proprio a dicembre. Il giorno più corto dell'anno segnava il ritorno della luce, un momento cruciale per chi dipendeva dai raccolti.

Newgrange, la luce nella tomba

In Irlanda, nella valle del fiume Boyne, sorge Newgrange, un grande tumulo costruito intorno al 3200 a.C., più antico di Stonehenge e delle piramidi d'Egitto. Al suo interno un corridoio di circa 19 metri porta a una camera a croce. Sopra l'ingresso c'è una piccola apertura, il roof-box. Per alcuni giorni attorno al solstizio d'inverno, all'alba, un raggio di sole entra da quella finestra, percorre tutto il corridoio e illumina il pavimento della camera per circa diciassette minuti.

È difficile pensare che sia un caso: la precisione dell'allineamento indica che i costruttori conoscevano bene il movimento del Sole e lo avevano osservato per anni.

Callanish e la Luna

Non tutti i monumenti guardano al Sole. Sull'isola di Lewis, nelle Ebridi scozzesi, le pietre di Callanish, erette intorno al 2900 a.C., sembrano legate alla Luna. La Luna sorge e tramonta in punti dell'orizzonte che cambiano nel corso di un ciclo di circa 18,6 anni. Negli anni del cosiddetto "grande lunistizio" la Luna, vista da Callanish, sembra sfiorare le colline all'orizzonte e poi ricomparire tra le pietre del monumento.

Uno studio pubblicato nel 2020 dall'archeologa Gail Higginbottom, dell'Australian National University, ha analizzato con metodi statistici i cerchi di pietra più antichi della Scozia e ha concluso che molti di essi erano stati costruiti in relazione a precise caratteristiche del paesaggio e alle posizioni estreme del Sole e della Luna all'orizzonte. Secondo l'autrice, questi monumenti mostrano un interesse sistematico per il cielo già in una fase molto antica del Neolitico.

Oltre l'Europa

L'interesse per i cicli celesti non era solo europeo. Nel deserto egiziano, a Nabta Playa, esiste un cerchio di pietre di circa 7.000 anni fa che alcuni studiosi interpretano come un calendario legato al solstizio d'estate e all'arrivo delle piogge. In Germania il cerchio di Goseck, un recinto di fossati e palizzate di circa 4900 a.C., ha porte allineate con l'alba e il tramonto del solstizio d'inverno.

In Anatolia, ancora prima, i cacciatori-raccoglitori di Göbekli Tepe costruirono recinti di pilastri decorati circa 11.000 anni fa; alcuni ricercatori hanno proposto letture astronomiche delle loro incisioni, anche se l'interpretazione è molto discussa. In America, secoli dopo, i Maya avrebbero costruito piramidi e osservatori allineati con Venere e il Sole.

Perché osservare il cielo

Perché comunità di agricoltori dedicavano tanto lavoro a costruire monumenti allineati con il cielo? Le risposte sono diverse. C'era un bisogno pratico: sapere quando seminare, quando raccogliere, quando portare le greggi al pascolo. Il Sole e la Luna erano l'unico calendario affidabile.

Ma c'era anche una dimensione religiosa e sociale. I monumenti erano luoghi di riunione, di cerimonie, di sepoltura. Legarli ai cicli del cielo significava collegare la comunità all'ordine del cosmo. E chi sapeva prevedere il ritorno del Sole o i movimenti della Luna aveva probabilmente un ruolo importante nella società.

Misteri e interpretazioni

Non tutte le interpretazioni astronomiche sono accettate. Negli anni Sessanta l'astronomo Gerald Hawkins sostenne che Stonehenge fosse un vero e proprio "computer" capace di prevedere le eclissi, un'idea oggi considerata eccessiva. Con molti allineamenti possibili tra pietre e orizzonte, è facile trovarne qualcuno per caso. Per questo l'archeoastronomia moderna usa metodi statistici e confronta molti monumenti simili, invece di basarsi su singoli casi spettacolari.

La ricerca di armonie numeriche nel cielo e nella natura ha affascinato anche i matematici, come racconta l'articolo sulla spirale di Fibonacci.

Lo stesso rigore serve di fronte a monumenti più recenti presentati come misteriosi, come le Georgia Guidestones, la "Stonehenge americana" costruita nel 1980. Per approfondire la disciplina si può consultare la voce Archaeoastronomy su Wikipedia in inglese. Altri articoli si trovano nella sezione Storia e archeologia.

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