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Il cervello umano percepisce il campo magnetico terrestre

Il cervello umano percepisce il campo magnetico terrestre

Molti animali possiedono una sorta di bussola interna. Uccelli migratori, tartarughe marine, salmoni e perfino alcune specie di batteri riescono a percepire il campo magnetico terrestre e a usarlo per orientarsi. Questa capacità si chiama magnetoricezione. Da decenni gli scienziati si chiedono se anche l'essere umano ne conservi qualche traccia. Nel 2019 uno studio pubblicato sulla rivista eNeuro ha fornito uno dei primi indizi sperimentali in questa direzione.

Che cos'è la magnetoricezione

La Terra si comporta come un gigantesco magnete: il suo campo magnetico, generato dai movimenti del ferro fuso nel nucleo esterno, avvolge il pianeta e ha un'intensità e un'inclinazione che cambiano a seconda della latitudine. Per un animale capace di percepirlo, questo campo fornisce informazioni preziose sulla direzione e persino sulla posizione.

Negli animali sono state proposte due spiegazioni principali, non necessariamente alternative:

  • I cristalli di magnetite. Alcune cellule contengono minuscole particelle di un minerale di ferro magnetico che si orienta come l'ago di una bussola, stimolando i recettori nervosi.
  • Le reazioni chimiche nella retina. Negli uccelli, proteine chiamate criptocromi reagiscono alla luce formando coppie di molecole la cui chimica è influenzata dal campo magnetico. È il cosiddetto meccanismo delle "coppie di radicali".

L'esperimento di Caltech e Tokyo

Lo studio è stato condotto da un gruppo del California Institute of Technology (Caltech) e dell'Università di Tokyo, guidato dalla neuroscienziata Connie Wang e dal geofisico Joseph Kirschvink, da anni tra i principali sostenitori dell'ipotesi della magnetite. Nel 1992 Kirschvink aveva già dimostrato la presenza di cristalli di magnetite nel tessuto cerebrale umano.

I ricercatori hanno fatto sedere alcune decine di volontari al buio, all'interno di una camera schermata da interferenze elettromagnetiche. Attorno alla camera erano installate bobine capaci di creare un campo magnetico della stessa intensità di quello terrestre, ma orientabile a piacere. Durante l'esperimento il campo veniva ruotato, senza che i partecipanti ne fossero consapevoli, mentre un elettroencefalogramma (EEG) registrava l'attività del loro cervello.

Cosa è stato osservato

In una parte dei volontari, la rotazione del campo magnetico ha provocato un calo delle onde alfa, un ritmo elettrico tipico del cervello a riposo. Questo tipo di calo si osserva normalmente quando il cervello reagisce a uno stimolo sensoriale, come un suono o un'immagine. In altre parole, il cervello sembrava "accorgersi" del cambiamento, anche se i partecipanti non riferivano di aver percepito nulla.

Un dettaglio ha colpito particolarmente i ricercatori: la risposta compariva solo con alcune inclinazioni del campo, quelle compatibili con il campo naturale dell'emisfero nord, dove vivevano i volontari. Secondo gli autori questo suggerisce un meccanismo biologico "tarato" sull'ambiente e non un semplice disturbo degli strumenti. L'articolo originale è consultabile su eNeuro.

Un "sesto senso"? Calma con le conclusioni

È facile trasformare una notizia di questo tipo in un titolo a effetto sul "sesto senso". Ma i risultati vanno letti con cautela, per diversi motivi:

  • La risposta è inconscia. Nessun partecipante è stato in grado di indicare consapevolmente la direzione del campo: non si tratta di una bussola interna utilizzabile.
  • L'effetto varia molto tra individui. Solo alcuni volontari hanno mostrato una reazione evidente.
  • Serve la replicazione. Come per ogni scoperta, sono necessari esperimenti indipendenti che confermino i risultati con altri gruppi e altre attrezzature. Alcuni tentativi successivi hanno dato esiti meno netti.
  • Il meccanismo è sconosciuto. Non è stato dimostrato quali cellule, e con quale processo, siano responsabili della risposta.

Si tratta quindi di un indizio interessante, non di una prova definitiva. Se confermata, la scoperta suggerirebbe che l'essere umano abbia ereditato dai propri antenati un sistema sensoriale oggi quasi inattivo, un po' come accade con altri tratti evolutivi rimasti in forma ridotta.

Perché interessa anche chi studia i misteri

Il rapporto tra campo magnetico e cervello è stato spesso chiamato in causa nel mondo del paranormale e dell'ufologia. Negli anni Ottanta, ad esempio, il neuroscienziato canadese Michael Persinger ipotizzò che campi elettromagnetici deboli potessero indurre percezioni insolite, come la sensazione di una "presenza" nella stanza, e che alcune esperienze interpretate come incontri con entità potessero avere questa origine. I suoi esperimenti, però, non sono stati replicati in modo convincente da altri laboratori.

Lo studio di Caltech non ha nulla a che vedere con queste teorie, ma mostra quanto sia ancora poco conosciuto il modo in cui il nostro cervello interagisce con l'ambiente fisico. Su come percezione e memoria possano ingannarci durante un presunto avvistamento trovi un approfondimento in psicologia dell'avvistamento. Se ti interessano i legami tra scienza e fenomeni insoliti, leggi anche il nostro articolo sugli impianti alieni, dove analizziamo le presunte prove materiali delle abduction.

Altri articoli su scienza e misteri sono raccolti nella sezione UFO, alieni e misteri.

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